Editoriale ·

Vita sindacale

Copertina dell’editoriale «Vita sindacale»

“La vita sindacale è tutta penetrata e fatta oggetto di conquista politica, rivoluzionaria, antidemocratica. Non è possibile che lo Stato si disinteressi dell’organizzazione sindacale: è una diserzione della democrazia.” (Alcide de Gasperi)

Un monito che riecheggia ancora oggi a distanza di tanti anni. Alcide de Gasperi, fra i padri fondatori della nostra Repubblica, primo Presidente del Consiglio dei ministri, era un democratico consapevole, convinto. In un periodo storico nel quale il rischio di politicizzazione e di manipolazione era molto alto, l’attenzione che De Gasperi rivolse al sindacato risulta oggi più che mai fondamentale nell’attenzione che questo apparato merita nella società odierna. La preoccupazione di De Gasperi era rivolta principalmente all’attività di strumentalizzazione che subiva il sindacato da parte di più forze politiche, rivoluzionare o antidemocratiche. De Gasperi percepiva il sindacato come uno strumento della democrazia che veniva però utilizzato per fini che erano tutt’altro che democratici. Veniva perciò esortata una battaglia culturale, all’interno delle strutture sindacali: eliminare ogni tipo di pressione derivante da interessi lontani dall’attività tipica del sindacato.

Oggi il parallelismo è scontato, quasi obbligatorio e forse il tema è molto più ampio rispetto alla sola struttura sindacale. Molto spesso gli interessi che sottendono alcuni apparati non sono proprio quelli dichiarati. L’influenza ideologica non può essere parte dell’attività sindacale perché appunto creerebbe “una diserzione della democrazia”. Per capire a pieno questo aspetto si può fare riferimento ad una famosa citazione di De Gasperi: “Un politico pensa alle elezioni. Uno statista alle prossime generazioni”. Ecco, a tal proposito, un sindacalista serio non deve pensare al numero delle tessere, ma piuttosto ai cambiamenti positivi e concreti che possono giovare la struttura lavorativa ed in primis ogni singolo lavoratore. Quando si rivendica un diritto o si vuole difendere una categoria non bisogna fare gli interessi di nessun’altro al di fuori della collettività. Bisogna mettere da parte l’ego e le ambizioni personali, eliminare le pressioni di organi esterni che non hanno il coraggio (o la forza) di esporsi a discapito delle organizzazioni sindacali, per una mera logica di interessi e di favoritismi. Ora se da una parte ci sono strutture solide, con un’organizzazione territoriale importante ed una storia nell’attività, è anche vero che il risvolto della medaglia ci propone strutture nuove, meno organizzate e che sono lo strumento per far emergere il messaggio di altri. De Gasperi, a suo tempo, considerava antidemocratico l’utilizzo del sindacato come il veicolo per attuare una rivoluzione politica; allo stesso modo oggi, abbiamo l’obbligo di impedire penetrazioni negative all’interno delle strutture sindacali. Per natura il sindacato è un’organizzazione che si occupa di questioni lavorative e sociali e pertanto il dialogo è necessario con diversi attori. Preme sottolineare come gli statuti sindacali siano la base del principio democratico e della trasparenza. È attraverso questa prima pietra miliare che si limitano i legami esterni, assicurando di fatto qualsiasi decisione in favore e in difesa dei propri iscritti. Quando si parla di vita sindacale però, non ci si può limitare ad un’attenzione che si focalizza solo ed esclusivamente sulla cerchia ristretta dei propri iscritti. Essere sindacalista significa prendersi cura di chi ha bisogno, proprio come un medico fa con i propri pazienti, senza distinzione di nessun genere. È tutta qui l’essenza della vita sindacale; prendersi cura di chi ha bisogno difendendo i diritti conquistati con non poche difficoltà. In fondo il principio democratico è un principio pluralistico, ove ognuno ha il dovere di prendersi cura dell’altro.

Vivere una vita di sindacato significa preoccuparsi per il prossimo proprio come quelle categorie che donano la loro intera vita al servizio dei cittadini. Per questo motivo bisogna tenere bene a mente le parole di De Gasperi ed eliminare, ove possibile, ogni tentativo di “diserzione antidemocratica”.