Editoriale ·

Rappresentatività

Copertina dell’editoriale «Rappresentatività»

“I diritti non si conquistano una volta per tutte: ogni giorno vanno difesi e rinnovati.” (Giulio Pastore)

Quando si vuole esplicare un concetto, è fondamentale l’attenzione verso chi ci ha preceduti; è nel passato che bisogna trovare le risposte da dare al presente. Il sindacato è un contenitore di democrazia, un recipiente colmo di diritti che vanno tutelati, studiati e appunto rinnovati. Bisogna chiedersi però quale sia il significato profondo all’interno di un sistema pluralista. Allora cos’è la rappresentanza? Che cos’è la rappresentatività?

La rappresentanza è quel particolare meccanismo al quale consegue il potere decisionale; la rappresentatività è la definizione qualitativa e legittimante di un determinato potere. Le definizioni non bastano e perciò bisogna addentrarsi all’interno del concetto in maniera più approfondita. La rappresentanza nello specifico è delegazione di un potere: un individuo parla e agisce in nome e per conto del delegante. Se ci si sofferma per un attimo, ci si accorge che il principio è alla base delle moderne democrazie, rappresentando la cosiddetta delega di sovranità in favore degli eletti. Tuttavia, quando si parla di eletti, o rappresentanti che dir si voglia, ci potrebbe essere un divario importante tra chi esercita il potere e chi effettivamente lo detiene, uno scostamento. È qui che emerge, sovente, il concetto di rappresentatività quale sinonimo di sostanza. Non basta la delega; nel mondo sindacale la rappresentatività non è un mero concetto giuridico, ma rappresenta consenso, fiducia e coinvolgimento dei rappresentati. In questi termini allora, la rappresentanza è sterile senza rappresentatività, perché corrisponde ad una mera attività di facciata. Questo perché l’aspetto della concretezza è fondamentale in relazione non solo all’attività di negoziazione, che è tipica del mondo sindacale, ma soprattutto nell’ascolto delle problematiche quotidiane.

La rappresentatività è perciò l’insieme di un processo condiviso, nel quale il risultato migliore da conseguire è la partecipazione. In questi termini non possiamo che rispettare e condividere l’idea di Giulio Pastore: la rappresentanza deve continuamente essere alimentata dal concetto di rappresentatività per forgiare la propria legittimazione. Questi due concetti seppur molto differenti, hanno una connessione molto importante ed il loro equilibrio è fondamentale in relazione al dialogo con le istituzioni. È per questi motivi che rappresentanza e rappresentatività sono strettamente collegate alla mancata applicazione dell’art. 39 della Costituzione, il quale stabilisce il riconoscimento giuridico dei sindacati, subordinandoli alla registrazione presso pubblici uffici. La disposizione costituzionale non è mai stata applicata in toto, aprendo la strada ad un sistema di relazioni basate sulla libertà associativa senza alcun vincolo istituzionale. La mancata applicazione ha generato inevitabilmente una pluralità di rappresentanze che ancora oggi portano a numerosi conflitti nel panorama delle organizzazioni. Si tratta del cosiddetto fenomeno di frammentazione sindacale, che se da una parte non trova risposta univoca, dall’altra genera l’espressione massima del concetto di libertà democratica.

Bisogna coltivare la rappresentatività come diritto innovativo, dando voce ai lavoratori, tutelando e potenziando gli strumenti di dialogo messi a disposizione dalla Costituzione. La rappresentatività costituisce un risultato da preservare, non tanto in relazione al discorso numerico, quanto più in relazione alla forza dialogante che il sindacato acquisisce di fronte agli attori istituzionali. La rappresentatività diventa cruciale quando il diritto di sciopero è limitato ed in un contesto del genere diventa fondamentale bilanciare le doglianze dei lavoratori e le esigenze dell’interloquente.