Editoriale ·

Universale

Copertina dell’editoriale «Universale»

“L’Assemblea Generale proclama la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.”

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.” (Art. 1)

La storia delle moderne società è il frutto di un passato fatto di vicissitudini, storie, battaglie e soprattutto “scritti”. Le prime pietre miliari del moderno diritto si riscontrano già in antiche civiltà che hanno deciso di lasciare un segno tangibile nelle comunità. Tuttavia, la storia ci ha insegnato quanto sia crudele l’uomo nei confronti dei propri simili pur di accaparrarsi potere, autorità e supremazia.

10 dicembre 1948, una data spartiacque per la storia dell’umanità: l’assemblea generale delle Nazioni Unite produce un documento, per i tempi rivoluzionario; venne proclamata la dichiarazione universale dei diritti umani. La portata rivoluzionaria di questo documento va identificata alla luce del periodo atroce vissuto dall’umanità: la Seconda Guerra mondiale. Questo documento ha una marcata impronta di tipo gius-naturalista, ovvero quella corrente di pensiero che si basa sul riconoscimento di diritti innati, inalienabili ed universali. La dichiarazione è senz’altro uno dei pilastri della moderna civiltà, ponendo le basi per evitare il ripetersi di atti di disumanità. La dichiarazione, composta da 30 articoli, rileva quali diritti inviolabili il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della persona, la libertà di espressione, il diritto all’istruzione, la libertà di pensiero, la non discriminazione, la dignità ed l’uguaglianza, il diritto a un tenore di vita adeguato. Alla luce di questi dettami bisogna chiedersi quale sia il percorso di questa dichiarazione a distanza di 76 anni dalla sua proclamazione.
Lo sviluppo del diritto internazionale, si deve anche e soprattutto a questa dichiarazione, basti pensare ai trattati istitutivi dell’unione europea ed alle numerose convenzioni internazionali succedutesi negli anni. Ma non è tutto, la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è oggi alla base di movimenti civili e sociali in tutto il mondo.
Questo testo, splendido e complesso nella sua semplicità, è un invito alle future generazioni; un invito a ricordare ciò che è stato e ciò che non dovrà essere. L’uomo in quanto tale non può e non deve essere limitato nel proprio libero arbitrio. Tuttavia, non bisogna leggere il testo solo ed esclusivamente nella spasmodica ricerca di nuovi diritti poiché il riconoscimento di quelli individuati è un raccoglitore aperto al cambiamento delle esigenze sociali. Il cammino percorso da questo testo non è stato semplice ed ancora oggi la strada è tortuosa soprattutto in alcune realtà ove il riconoscimento di basilari ed essenziali diritti è in pericolo. I progressi compiuti sono certamente innumerevoli, ma la sfida al riconoscimento è una costante che non può e non deve essere dissipata.