Editoriale ·
Siamo capaci di essere Capaci?
Ci sono domande che non fanno parte solo del passato, sono domande che si riflettono inevitabilmente sul presente; domande che fanno giri immensi ma poi ritornano ogni volta. Sì ogni volta che il lavoro perde di dignità, quando il silenzio diventa più conveniente della verità, o peggio ancora quando uno specchietto per le allodole diventa slogan di coraggio.
Siamo capaci di essere Capaci?
Non si tratta solo di un luogo, ma di una vera e propria misura morale. Ricordare, spesso, viene associato a commemorare, ma la differenza è abissale. Bisogna chiedersi se siamo ancora “capaci” di trasformare il sacrificio degli altri in responsabilità collettiva, custodire ciò che alcuni uomini hanno difeso fino all’estremo sacrificio. Siamo capaci di vivere in un paese dove il lavoro non sia subordinazione alla paura e la legge non venga piegata dai centri di potere criminale?
Siamo capaci di essere Capaci?
La difficoltà più grande che oggi si possa incontrare è l’indifferenza verso la storia. Antonio Gramsci scriveva: “l’indifferenza è il peso morto della storia”. L’abitudine al benessere e l’indifferenza verso chi custodisce la democrazia lascia che il ricordo diventi una data, ricca solo di belle parole ma povera di significato concreto. Alcuni eventi non possono essere legati solo al ricordo di una data sul calendario, perché alcune “esplosioni” devono continuare a vivere nelle coscienze dei popoli.
Siamo capaci di essere Capaci?
La capacità che deve essere ricercata è quella di non lasciare da soli gli altri. Bisogna essere “capaci” di capire che esistono lavori che sono vere e proprie missioni, responsabilità assolute; lavori che custodiscono la memoria della democrazia, della dignità umana, della protezione sociale.
Tutti i lavoratori conoscono il peso della fatica, ognuno in modo diverso, ma quella più complicata è rimanere fedeli ai propri principi quando la società offre il compromesso. In alcune realtà l’insegnamento è quello di abbassare lo sguardo, di accettare il sopruso, di accettare il silenzio, di non toccare e non denunciare gli equilibri del potere. La storia però la fa chi decide di cambiare corrente; chi decide di non abbassare lo sguardo, di non conformarsi all’accettazione.
Siamo capaci di essere Capaci?
“La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente”. Lo diceva Albert Camus, volendo significare l’importanza di non guardare oltre se non si agisce nel tempo che si vive. Ecco allora che ritorna attuale la scelta di chi ha messo tutto se stesso nel presente donando addirittura la propria vita per gli altri.
Capaci di fare tesoro di quel sacrificio nel nostro presente difficile?
Capaci di difendere la giustizia anche nei piccoli gesti quotidiani?
Capaci di comprendere che la memoria non è celebrazione, ma responsabilità?
Capaci non è soltanto il luogo della ferita.