Editoriale ·

Pensare

Copertina dell’editoriale «Pensare»

“Prima di dire, di giudicare, prova a pensare…” [Fabrizio Moro]

Queste parole, semplici, suonano quasi come un monito. Oggi pensare è un atto di coraggio, un atto a dir poco rivoluzionario, perché pensare richiede tempo e silenzio. Il 2025 sta per lasciarci e come ogni anno ci si presenta davanti come uno specchio, riflettendo ciò che siamo stati ma soprattutto chiedendoci ciò che vogliamo diventare.

Per fare ciò, c’è il bisogno di fuggire dalle relazioni immediate, correre via dai giudizi fulminei. Prima di indicare, puntare il dito, prima di condannare, c’è bisogno di guardarsi allo specchio e riconoscere quelle verità scomode che spesso non vogliamo far conoscere agli altri. La verità è che tutti, indistintamente, siamo imperfetti, probabilmente “fallibili”, nessuno escluso. Montaigne diceva: “Ogni uomo porta in sé la forma intera della condizione umana”. Ecco perché giudicare gli altri porta spesso a dimenticare i propri errori. La verità è che l’uomo tende a nascondere la sua fragilità e finge di non sbagliare.

Non si può e non si deve apostrofare, non si può e non si deve ferire con parole che pesano come macigni, soprattutto quando non si ha la certezza di ciò che è successo; peggio ancora quando ci si erge a giudici inquisitori di fatti non conosciuti. La domanda che bisogna porsi è: chi è l’uomo per giudicare, quando è esso stesso ad inciampare, sbagliare e cadere continuamente? Ecco, la vera misura dell’uomo sta soprattutto nella capacità di pensare, comprendere e riconoscere senza dover per forza condannare.

Il pensare, non è solo un atto di coraggio ma un vero e proprio atto morale. Pensare porta a quell’indagine profonda che supera la superficialità, instillando il dubbio. Il dubbio (ciò che è incerto, non conoscibile), d’altronde, è quell’elemento che ha permesso all’uomo di distinguersi dal mondo animale, attraverso la ricerca di risposte. Non si può prendere per buono tutto ciò che gli altri ci raccontano, ma c’è la necessità di soffermarsi sul significato più profondo delle notizie che costellano il nostro mondo e pervadono la nostra società. L’importanza è quella di ricordare che dietro ad ogni fatto umano c’è una storia, nella quale spesso, non siamo né protagonisti, né spettatori.

Il 2025 sta volgendo al termine, apprestandosi alla conclusione di un ciclo. Del resto è stato l’uomo stesso a cercare di definire il tempo classificandolo. Tra qualche giorno la linea del tempo segnerà il 2026 d.C. portando con sé aspettative e pretese. Bisogna però avere il coraggio di fermarsi, di ascoltare e valutare senza il “dovere” di dover giudicare. Il nuovo anno deve essere uno spazio vuoto nel quale riflettere tutto ciò che di positivo può innovare la società in cui viviamo.

Il nuovo anno non è soltanto lo spazio temporale di 365 giorni corrispondente al moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole; è la metafora della pagina che deve ancora essere scritta, intonsa.

L’anno nel quale “prima di dire, prima di giudicare”, si deve imparare a pensare.