Editoriale ·

Panta rei

Copertina dell’editoriale «Panta rei»

Eunt anni more flurentis aquae. Nec quae praeteriit, iterum revocabitur unda. (Ovidio)

“Se ne vanno gli anni come acqua che scorre. Né l’onda che è passata si può richiamare indietro”

Quando si parla del tempo, la fisica ci dice che lo concepisce come la misura del trascorrere degli eventi. Nel corso della storia, l’uomo ha sempre cercato di dare una definizione del concetto, cercando di controllarne la logica. I primi uomini iniziarono a suddividere il tempo attraverso lo studio della Luna; successivamente sacerdoti babilonesi incominciarono a dividere il giorno, mentre gli egizi inventarono le odierne meridiane, ovvero orologi solari. Platone ci dice che il tempo è “immagine mobile dell’eternità”, mentre per Aristotele il tempo viene ricondotto alla realtà fenomenica intrecciata alla realtà fisica dello spazio. L’orologio, che oggi noi conosciamo, ha il suo embrione nel pendolo di Galileo Galilei, per trovare nel 1656 l’attribuzione definitiva della sua invenzione in Christian Huygens.

Oggi la nostra società si preoccupa molto più di un presente cogente, caotico e spesso intrepido senza però accorgersi dello scorrere di quest’ultimo. Nell’età moderna Giambattista Vico espresse il concetto di “corsi e ricorsi” storici che, applicati alla società, realizzano l’alternanza di democrazie, repubbliche, anarchie, tirannie. Il concetto è applicabile, per esempio, anche al campo economico, corsi e ricorsi di periodi di espansione e periodi di crisi economiche.

Il tempo ha costituito il fulcro di numerosi studi filosofici e della letteratura ma, l’opera che più di tutte ha influenzato il concetto in esame è “Der Begriff Der Zeit” (il concetto di tempo) scritta da Martin Heidegger nel 1924. L’opera analizza l’entità temporale ricondotta all’esistenza umana: essere e tempo (concetti che saranno il titolo di un’opera del filosofo tre anni dopo nel 1927). In estrema sintesi Heidegger ci dice che la temporalità è l’essenza stessa della vita umana.

Jorge Luis Borges, scrittore, poeta e saggista argentino è ritenuto uno dei più influenti scrittori del XX secolo. Lo scrittore argentino, all’età di 55 anni, ebbe un incidente che gli cagionò la perdita della vista ma, questo non gli impedì di continuare a scrivere. La sua concezione del tempo segue l’ideologia heideggeriana, essere e tempo:

“il tempo è un fiume che mi trascina, ma sono io quel fiume; è una tigre che mi divora, ma sono io quella tigre; è un fuoco che mi consuma, ma sono io quel fuoco. Il mondo, disgraziatamente, è reale; io disgraziatamente sono Borges.

Il tempo non esiste se l’uomo non esiste.

Ed ecco che è inevitabile citare la teoria della relatività: Einstein ci dice che non può esistere un unico tempo assoluto ma, ogni singolo essere vivente ha una misura del tempo che dipende dal contesto spaziale. Lo scorrere del tempo è quindi relativo alla percezione di ogni singolo essere vivente.

La nostra società ha bisogno di apprezzare il tempo a disposizione, ha bisogno di sfruttare le conquiste culturali e trasformarle in strumenti di benessere per le generazioni future. Diritti acquisiti, scoperte scientifiche, innovazioni tecnologiche, sapere puro, costituiscono la base dello sviluppo. Il tempo è tutto ciò che si ha a disposizione per ricercare una società migliore, una società che si preoccupa di comprendere il disagio di chi non può sfruttare il proprio tempo, una società che si preoccupa degli ultimi così come dei primi. La dimensione che viviamo oggi è contaminata da aspetti che si riducono al concetto di materialismo più puro: denaro, potere e avidità. Ma in fondo noi chi siamo in confronto all’universo che ci circonda? Il tempo, solo lui ci dà la possibilità di scoprire il valore dell’esistenza. Il tempo non si può toccare, ma esiste nella nostra dimensione, tocca a noi scegliere come utilizzarlo.

Panta rei (tutto scorre). [Eraclito]