Editoriale ·

Dura lex, sed lex

Copertina dell’editoriale «Dura lex, sed lex»

Il brocardo latino “Dura lex, sed lex”, presente già nel Digesto, ma riferibile più probabilmente ad Ulpiano (III sec a.C.), rappresenta in pieno la forza della legge: “anche se la legge è severa va sempre rispettata”.

“Le leggi sono le condizioni, con le quali uomini indipendenti ed isolati si unirono in società, stanchi di vivere in un continuo stato di guerra e di godere una libertà resa inutile dall’incertezza di conservarla.” (Cesare Beccaria)

La vita di ogni singola formazione sociale oggi vivente è regolata da leggi che nel corso dei secoli si sono succedete ed hanno apportato modifiche tali da dettare lo scorrere della nostra quotidianità.

La legge nel corso della storia ha assunto un valore diverso ma, ha sempre avuto un carattere che l’ha determinata: l’imperatività. Per imperatività deve intendersi l’obbligatorietà della norma, i consociati che non la rispettano incorrono in una sanzione. L’imperatività impone il rispetto di un regime giuridico nel quale diritti e doveri discendono e dipendono dal rispetto della legge. Il momento nel quale la legge assume il carattere positivo, (ove per positivo si intende il diritto posto – dal latino “ius in civitate positum” – da un determinato Stato in un determinato spazio temporale e teso a regolare la vita dei propri cittadini) si rinviene empiricamente, per la prima volta, nel ritrovamento del codice di Hammurabi. Si ritiene che il re Babilonese nel XVIII sec. a.C., fu il primo ad esporre al pubblico tavole contenenti le più importanti norme di comportamento che, i propri sudditi avevano l’obbligo di rispettare. La chiarezza espositiva delle norme ha avuto nel corso dei secoli un percorso complicato, soprattutto in relazione all’interpretazione di quest’ultima. Invero, tale problema è tipico dei regimi nei quali l’interpretazione è appannaggio di chi genera la legge: basti pensare ai domini del passato sino ad arrivare ai regimi totalitari del ‘900. L’interpretazione normativa oggi trova un limite nel più moderno concetto di tassatività che, costituisce un complesso organico che trascende l’ambito Nazionale per diventare Internazionale. Ma cosa significa tassatività? Nel nostro ordinamento il carattere della tassatività costituisce il corollario del più ampio principio di legalità; l’art. 25 comma 2 della nostra Costituzione recita testualmente: “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”. Da ciò discende il valore della tassatività; il legislatore deve delineare le norme in maniera chiara e precisa in modo da non arrecare confusione nella comprensione dei consociati e nell’applicazione della stessa da parte del giudice (difatti limitando la discrezionalità di tale figura).

Anche se la legge risulta dura, chi vi è sottoposto è obbligato a rispettarla. Questo non significa non poter esprimere la propria opinione ma, rispettare il carattere della legge è il modo più concreto per poter realizzare la piena democrazia. Ecco che oggi il nostro ordinamento ci offre garanzie che sono una conquista valoriale immane se si pensa al percorso storico culturale che la società e la legge hanno affrontato.

“La libertà è il diritto di fare tutto ciò che le leggi consentono” (Montesquieu).

Dura lex, sed lex.