Editoriale ·

Onestà

Copertina dell’editoriale «Onestà»

La parola onestà ha chiaramente una derivazione latina e, nello specifico, è collegata al sostantivo onestās. Tuttavia, l’elemento a cui si deve fare riferimento nell’espressione etimologica è il sostantivo honor, che significa “onore”, “dignità”, “rispetto per se stessi”. Nell’antica Roma l’honestas era quella qualità morale che si riconosceva in coloro che esprimevano giustizia, si comportavano in maniera retta ed erano, soprattutto, meritevoli di stima.

Con il passare dei secoli il latino ha lasciato spazio all’italiano, e molte parole sono cambiate. Tuttavia, onestà ha mantenuto il suo nucleo originario, coerente con il significato morale che possedeva in passato; anzi, ha assunto un valore ancor più pregnante e profondo. Oggi l’onestà si identifica con l’integrità morale e con la trasparenza nel modo di agire.

È indubbio che l’onestà implichi anche il rispetto di una regola esterna; ma, se si analizza il concetto in maniera approfondita, non si può fare altro che estenderne il significato al rispetto di una regola morale, di ciò che guida l’agire umano. Spesso l’interesse personale rappresenta un vantaggio immediato, ma la verità è che l’onestà richiede coraggio. Chi sceglie di essere onesto sceglie di vivere nella sincerità, nella giustizia e nell’altruismo. Sceglie, quindi, di non imboccare scorciatoie, di non favorire il silenzio, ma di perseguire ciò che è giusto.

L’onestà è un principio alla base di tutta la vera attività sindacale, quella che fa del sindacalista l’honestus romano. Il sindacalista autentico ha un animo integerrimo, fatto di valori e princìpi che guidano l’azione sindacale, votata al rispetto non solo delle regole esterne, ma anche e soprattutto di quella legge morale che contraddistingue l’essere umano. Chi è chiamato a rappresentare gli altri non può prescindere dall’onestà: il sindacalista non può piegarsi ai poteri forti, perché difende il bene comune con impegno e sacrificio quotidiano.

Oggi essere onesti significa, prima di tutto, essere coerenti con se stessi, e la scelta di diventare sindacalisti va proprio in questa direzione: una direzione fatta di dedizione verso il prossimo, che rappresenta la più alta forma di giustizia sociale. Perseguire una giustizia sociale equa, concreta e accessibile è un atto di resistenza, che combatte un silenzio spesso omertoso e difficile da dissipare nel mondo del lavoro.

L’onestà non è un dovere, ma un valore da coltivare: quasi un dono che si fa a se stessi. In un tempo in cui è sempre più difficile resistere alle scorciatoie offerte dalla società, essere onesti è l’atto più coraggioso che si possa compiere.