Editoriale ·
Formica
Il valore dell’attività lavorativa non risiede nei grandi risultati, ma spesso si cela nella silenziosa attività di chi costruisce qualcosa che resiste nel tempo. È una forza discreta, quella forza che è tipica del quotidiano, di chi si sveglia ogni mattina dando continuità alla propria attività, senza proclami, riflettori o slogan propagandistici. Proprio come una formica che lavora instancabilmente, il lavoratore sa che ogni granello, ogni piccolo sforzo è un passo che compie per realizzare qualcosa di resistente.
Se si cercasse di identificare tutto ciò con un solo termine, probabilmente la parola che racchiuderebbe questo significato sarebbe dedizione; costruzione lenta ma incessante, proprio come il lavoro del contadino, dell’artigiano o del muratore: plasmare la materia fino a darle un significato resistente e duraturo. In questi termini come si può non dare ragione a chi riteneva che “la grandezza dell’uomo è di essere un ponte e non uno scopo”? Le battaglie del quotidiano, affrontate con tenacia, sono quel ponte per raggiungere dignità, giustizia e rispetto del lavoro.
Una vera e propria forza che muove l’agire del sindacato che con pazienza difende i diritti degli altri, anche quando gli altri non se ne accorgono. L’attività sindacale è il frutto della costanza, non di proclami, ma di ascolto e soprattutto di presenza. È quella capacità di affrontare i problemi concreti attraverso l’umiltà ed il rispetto del prossimo; una missione non a tempo, ma piuttosto la responsabilità continua e costante verso il prossimo.
Formica e sindacalisti un connubio che apparentemente potrebbe risultare strano, eppure…
Essere sindacalisti, nella forma più pura ed autentica, è come incarnare la perseveranza della formica: lavoro silenzioso, senza temere la fatica, con la consapevolezza che ogni piccolo passo è una conquista per gli altri e non per se stessi. Uno sguardo che è rivolto all’orizzonte, ma con i piedi ancorati alla realtà. È una missione che non conosce pause, che non si arrende alle prime difficoltà e che soprattutto continua quando l’attenzione svanisce.
Ogni giorno rappresenta quindi un passo verso la costruzione di una società più equa, giusta, attraverso la dedizione della resistenza, invisibile.
Il tempo ha insegnato che i lampi non illuminano il mondo, ma piuttosto è la luce costante di chi non smette di credere ad illuminarlo. Chi utilizza la propria voce per alimentare il brusio del vento otterrà probabilmente piccoli ed effimeri risultati nell’immediato. Alzare la voce quando incalza la tempesta non fa altro che aumentare il brusio, ma quando il sereno tornerà a brillare, la voce avrà un altro significato. Non ci sarà spazio per il brusio, ma solo una nitida voce squillante. Non ci si potrà più nascondere dietro ad un dito e le voci di corridoio faranno spazio a chi a testa alta ha sempre camminato verso il futuro. Come la formica che instancabilmente ha portato il peso del granello verso il proprio rifugio: ella non lo fa per sfamare se stessa, ma per dare da mangiare ai propri simili. Il tempo premia la costanza, non l’effimero.
Chi quotidianamente con coraggio difende i diritti altrui non teme la fatica. Il futuro appartiene a chi passo dopo passo, col sudore e soprattutto con il cuore, continua la propria missione verso gli altri. È qui che risiede la costanza silenziosa che genera la forza del cambiamento. È proprio qui che nasce la dignità del lavoro e si riconosce il valore delle persone. La formica sa che la vera forza non risiede nel rumore dei gesti, ma nella pazienza del proprio cammino per rifocillare la salute degli altri.