Editoriale ·

Mondiali

Copertina dell’editoriale «Mondiali»

Arriva l’estate, arrivano i mondiali di calcio, milioni di occhi fissano un pallone che rotola sul prato verde. Dietro ogni partita c’è qualcosa di molto più profondo di una coppa; c’è il riflesso di intere generazioni che sognano e sperano.

I nostri tempi sono dettati ormai da guerre, violenze, disuguaglianze, solitudine. Situazioni e vicissitudini che chi indossa l’uniforme conosce molto bene, uomini e donne che ogni giorno vivono e sperimentano difficoltà che la società vive ai margini. Sono però gli stessi operatori a conoscere la forza straordinaria di quelle comunità che non si piegano, che resistono e si rialzano.

In queste complesse realtà, nelle periferie, nelle piazze, c’è sempre un bambino che rincorre un pallone, immaginandosi in uno di quegli stadi che oggi sono teatro dello spettacolo mondiale. In quella corsa, in quel calcio a quel pallone sopravvive una delle più grandi risorse dell’umanità intera: la speranza.

Persino Albert Camus scrisse che tutto ciò che sapeva della morale e soprattutto degli obblighi degli uomini lo aveva imparato dal calcio, dai campi da gioco. Il calcio, così come lo sport in generale, insegnano il rispetto delle regole. È vero, anche questo particolare mondo non è immune da situazioni di disagio, ma il valore del gruppo, della squadra, la capacità di rialzare lo sguardo dopo una sconfitta insegna che i traguardi sono solo la fine di un lungo percorso.

Pensiamo ai talenti come Kimi Antonelli in Formula 1, straordinario esempio di dote ed educazione o a Jannik Sinner, simbolo di disciplina, sacrificio e determinazione. Storie che rappresentano per i più piccoli un esempio, una strada da perseguire per raggiungere i propri sogni. Sono storie dove l’impegno incontra il merito, ciò che apre la strada all’impossibile.

Senza la speranza non può esistere il progresso, non possono esistere società. Ecco che il compito delle istituzioni, delle organizzazioni sindacali, non è soltanto garantire il bene pubblico e l’incolumità dei cittadini, ma contribuire fattivamente a costruire le condizioni di fiducia che permattono ai giovani di sognare.

Quando un bambino guarda una finale mondiale vede in quel rettangolo la felicità di un futuro radioso. Vuole immaginarsi lì a rincorrere quella palla che fa gioire milioni di persone, vede il domani e probabilmente vede se stesso.

Il nostro dovere è quello di fare in modo che quella speranza di giocare un giorno la finale dei mondiali non venga tradita, perché una società che salvaguarda il sogno dei propri figli è una società più giusta, una società nella quale si pensa a proteggere il futuro di chi un giorno calcherà il nostro mondo.

Mentre quel pallone continua a rotolare, continuiamo a correre anche noi con il coraggio di credere nelle idee e nella responsabilità di creare e tutelare un’eredità per i futuri cittadini del mondo. Facciamo sì che ogni bambino abbia il diritto di trasformare i propri sogni in realtà.