Editoriale ·
Mente
L’agenda sindacale è sempre piena di impegni e molto spesso il ruolo tradizionale del sindacato viene associato ad attività di negoziazione dei contratti collettivi di lavoro o più in generale alla tutela dei diritti dei lavoratori. Ebbene l’evoluzione della moderna società ha innovato l’agenda sindacale e a volte, l’obiettivo diventa diverso: il benessere non solo fisico, ma soprattutto psicologico dei lavoratori. Il tema non è certamente di facile esplicazione, soprattutto in relazione alla delicatezza che sovente emerge in alcune tipologie di attività. La nostra società si sta pian piano accorgendo che la salute mentale riveste un ruolo fondamentale nel benessere di tutti divenendo quasi un investimento per il futuro. Oggi però, si combatte ancora con un bigottismo molto forte in relazione al tema della salute mentale, soprattutto se si pensa che la figura dello psicologo per molti è ancora sinonimo di “follia” (uno stereotipo completamente sbagliato). Gli strumenti conoscitivi messi a disposizione dalla ricerca ci hanno dato un panorama di conoscenza che fino a qualche decennio fa era impensabile. Alcune cose sono completamente cambiate e l’approccio con il mondo circostante si è evoluto con il sapere. Soffermandoci sull’importanza della salute mentale, si percepisce quindi che il benessere aumenta sicuramente le prestazioni, la produttività e riduce l’assenteismo. La salute mentale incide certamente in ogni ambito lavorativo, ma senza dubbio, gli operatori delle forze dell’ordine rivestono un ruolo chiave sotto questo punto di vista. La natura del servizio svolto espone quotidianamente gli operatori a situazioni fortemente impattanti sul piano dello stress; fra i diversi fattori di rischio basti pensare al lavoro diurno/notturno che modifica i ritmi circadiani od alle aspettative ed alla pressione che comportano certamente uno squilibrio significativo sia da un punto di vista individuale sia da un punto di vista sociale. Tali situazioni a volte incidono sulle relazioni interpersonali ed in relazione al ruolo ricoperto, gli operatori fanno fatica ad esternare alcune problematiche per paura di essere etichettati quali deboli e problematici. Dietro ogni divisa c’è però una donna o un uomo, una mamma o un papà come tanti altri che ha però deciso di donare se stesso per servire gli altri. Nelle situazioni emergenziali l’impatto arreca sicuramente anche conseguenze economiche, perché l’assenza prolungata dal luogo di lavoro diminuisce gli introiti e aumenta i costi sanitari relativi alle cure. Lo scopo è quello di creare luoghi di lavoro più sicuri all’interno dei quali i lavoratori possano esprimersi al meglio senza aver paura di esternare al mondo le proprie fragilità, tipiche di ogni essere vivente. I supereroi esistono solo nell’immaginario collettivo ed in quanto umani abbiamo l’obbligo di estirpare il male dello stigma e del bigottismo. L’uomo non è una macchina perfetta e come tale ha bisogno di aiuto. Divulgare conoscenza in relazione al problema diventa perciò un’ancora di salvataggio, perché saper riconoscere le difficoltà di chi ci sta intorno può salvare la vita. Sensibilizzazione e comprensione sono strumenti in mano a pochi, ma in quest’ottica sono mezzi potenti ed efficaci. Il sindacato assume allora un valore inestimabile, presenza e costanza accanto alle esigenze quotidiane dei colleghi, porto sicuro quando il mare è in tempesta; faro di luce nei momenti di buio.
“Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente.”
Le parole sono di Virginia Woolf, scrittrice e pioniera del tema della salute mentale. Lei scrive a proposito della propria esperienza personale offrendo un’interpretazione unica sul valore della salute e sulla complessità dell’essere umano. Ella è dotata di una penna sottile che graffia al punto giusto nelle affermazioni proposte, ma ciò che emerge in maniera dirompente è il suo modo di intendere la “malattia”. In questo senso lei afferma che la patologia mentale non è una debolezza e bisogna eliminare lo stigma associato a quest’ultima. Bisogna prendersi cura del proprio corpo e della propria mente non avendo paura di esternare le proprie emozioni. La Woolf ci porta in un mondo nel quale vi sono diverse sfaccettature d’identità e di realtà, ma soprattutto il suo pensiero esporta un concetto di fondamentale importanza che è l’umanizzazione della patologia attraverso l’eliminazione dei pregiudizi ad essa associati.