Editoriale ·

Equilibrio

Copertina dell’editoriale «Equilibrio»

Cosa significa la parola aggiornamento?

“Revisione e incremento di conoscenze e competenze in rapporto a nuove esperienze, scoperte”. [Sabatini Coletti]

Questo è ciò che ci dice il dizionario e sulla scorta di questa definizione bisogna calare il termine nel contesto lavorativo; in questo senso, per farlo, abbiamo bisogno di un pensiero critico e soprattutto autocritico.

L’attività lavorativa, in generale, è connotata da un continuo mutamento di competenze. La società è in continua evoluzione e con essa anche le tecniche di apprendimento. Una volta si diceva “impara un’arte e mettila da parte”, oggi basta accendere un computer e si diventa meccanici, medici, cuochi e persino poliziotti. Ebbene non è proprio così!

In una società continuamente interconnessa, oggi si è perso il valore dell’interazione, un po’ per sopperire e far fronte alle esigenze economiche, un po’ per una tendenza che porta inevitabilmente ad abbassare gli standard qualitativi a fronte della quantità. L’aggiornamento professionale costituisce uno dei pilastri della nuova era, un momento di crescita soprattutto personale. Se ci interroghiamo sul valore che esso costituisce, non si può non rilevare l’aumento delle competenze, corroborato da una resilienza sociale che si acquisisce attraverso la partecipazione a seminari formativi, convention, conferenze e workshop. Partecipazione che porta a momenti di confronto nei quali le esperienze dei singoli vengono messe a fattor comune. Il fine dell’aggiornamento è quindi una maggiore consapevolezza dei propri mezzi, che certamente aumenta le motivazioni personali, ma soprattutto sviluppa un miglioramento delle performance attraverso la connessione con gli altri. Nuove abilità e soprattutto conoscenze, generano efficienza ed efficacia, due termini che oggi sentiamo spesso in relazione ad ogni attività lavorativa che si rispetti. Negli ultimi anni però, si è sviluppato un nuovo modo di fare aggiornamento attraverso la prospettiva dell’ e-learning, ovvero una forma di apprendimento (o auto apprendimento) che sfrutta l’interconnessione digitale. È indubbio che questo sistema offra numerosi vantaggi, basti pensare alla flessibilità di poter apprendere attraverso un qualsiasi apparecchio tecnologico comodamente da casa, nonché il superamento di barriere geografiche e temporali permettendo la connessione fra spazi innumerevolmente distanti. Tutto ciò porta ad un nuovo modo di conoscere ed a uno sviluppo dell’apprendimento che investe anche la scuola di ogni ordine e grado. Oggi sono numerose le università che erogano i propri servizi in modalità telematica, permettendo ad alcune categorie di lavoratori di poter studiare e conciliare l’attività lavorativa. Se l’essenza dell’innovazione e-learning è indubbiamente positiva, è altrettanto vero che il risvolto della medaglia, ci dice che si è perso il vero senso dell’aggiornamento: la condivisione partecipata. L’empatia che nasce all’interno delle riunioni sociali permette uno scambio di informazioni che oggi nemmeno i potenti mezzi di comunicazione possono sviluppare. La componente umana è un fattore inscindibile rispetto a quello che è l’aggiornamento in tutte le sue forme. Ed ecco che allora abbiamo bisogno, ogni tanto, di spegnere il computer e di guardarci negli occhi, perché uno sguardo vale più di mille parole. Bisogna sfruttare la potenza dei nuovi mezzi di comunicazione e farne una marcia in più, ma non bisogna perdere la strada maestra dell’attività in presenza. L’equilibrio d’altronde è il fine da perseguire, perché come dicevano i latini “in medio stat virtus”; recuperiamo perciò la voglia di condividere ed ascoltare, non solo attraverso uno schermo, ma attraverso il dialogo di persona. La base deve quindi essere la presenza e su questo innestare un potenziamento di informazioni attraverso la tecnologia dell’e-learning.

Aggiornamento attraverso l’equilibrio, è questo che dobbiamo perseguire, perché come diceva Socrate “il sapere rende liberi, l’ignoranza rende prigionieri.”