Editoriale ·
Maranza
“Tamarro”, “coatto”, “zanza”, sembra quasi un nuovo termine ma in realtà non siamo di fronte ad un vero e proprio neologismo. Si tratta di un termine nato già negli anni ’80 e che è tornato in auge per identificare un vero e proprio fenomeno sociale. Nell’identificazione primordiale del termine, ci si riferiva attraverso il dialetto milanese, ai “furfantelli”, gli imbroglioni. Oggi si parla di una subcultura urbana, ma sarebbe più opportuno parlare di una vera e propria subcultura criminale vista la deriva del fenomeno. In questi termini l’analisi deve essere effettuata sia da un punto di vista sociale, ma anche e soprattutto sotto il profilo della sicurezza urbana ed integrata.
Il fenomeno oggetto di trattazione si è sviluppato negli ultimi anni attraverso un’emulazione continua e costante rispetto ad uno stile riconoscibilissimo: tute griffate, borsello a tracolla, doppio taglio con sfumatura sui lati e riccioli sulla fronte, calzini sportivi e occhialoni vistosi; tutti con la passione per la “trap”. Fin qui nulla di strano, si sa che i tempi e le mode cambiano, se non fosse per i problemi che ruotano attorno questo fenomeno ormai dilagante. Già nel 1963 il criminologo statunitense Albert Kircidel Cohen, nel suo saggio “Ragazzi delinquenti”, analizza il fenomeno della subcultura criminale giovanile, in riferimento all’esperienza di fallimento ed al modo di sentirsi “inferiori” all’interno della società. La teoria sviluppata da Cohen parte dal presupposto che alcuni ragazzi non riescono ad avere successo all’interno della cultura dominante e per tale motivo sviluppano una subcultura criminale per ottenere rispetto nell’ambiente sociale. Si tratta a parere di Cohen di una vera e propria socializzazione secondaria che nello sviluppo progressivo del fenomeno porta alla nascita di bande. Tale saggio letto in chiave moderna risulta eccezionalmente innovativo se si pensa al fenomeno delle baby gang ormai dilagante all’interno delle città italiane. Eppure, Cohen descrive questo fenomeno nel 1963, un’anticipazione clamorosa di ciò che la nostra società vive oggi.
In termini di sicurezza urbana ed integrata il fenomeno “maranza” ha trovato una deviazione molto importante che ha generato criticità nel sistema del controllo microcriminale; che poi è molto difficile definire come microcriminale un fenomeno che si sta radicando nella cultura giovanile e delle nuove generazioni. L’elemento che genera molta preoccupazione è sicuramente quello dei soggetti protagonisti del fenomeno, i giovani, anzi giovanissimi. Si tratta per lo più di soggetti minorenni, che sprezzanti delle regole, mettono in difficoltà il sistema sicurezza che risulta in difficoltà alla luce degli strumenti normativi predisposti a tale scopo. Ci troviamo di fronte ad una “moda dell’illegalità”; i giovani delinquono per emulazione, non per bisogno. Tutto ciò genera un senso di sicurezza al ribasso, le città sono preda di “maranza” e “baby gang” che terrorizzano con atteggiamenti sempre sopra le righe cittadine e cittadini. Dobbiamo chiederci quale sia allora la soluzione ad un problema ormai quotidiano. È certo che la globalizzazione, così come la nascita dei social hanno generato un turbinio di informazioni spesso fuorvianti ed emulativi, ma è altrettanto vero che la nostra società ha perso la cultura valoriale del rispetto. Oggi si tende a giustificare sempre più i comportamenti di giovani ragazzi che non possono e non sanno ancora distinguere il giusto dallo sbagliato. Questo genera un senso di protezione, una bolla nella quale il “maranza”, qualsiasi cosa accada si sente giustificato dalla sua tenera età. Il problema però si protrae nel futuro ed ecco che poi è troppo tardi per tornare indietro e rimediare a ciò che si è fatto da piccoli. Abbiamo l’obbligo morale di indicare la via corretta ai nostri giovani utilizzando un principio di equilibrio morale e valoriale, sintesi della libertà di espressione.
Qualcuno diceva “la moda passa, ma lo stile resta”; facciamo sì che nei nostri giovani resti lo stile del rispetto, del “valore valoriale” per recuperare sicurezza nelle nostre città e soprattutto per eliminare atteggiamenti che superano i limiti della legalità.