Editoriale ·

Deriva

Copertina dell’editoriale «Deriva»

In un mondo nel quale si corre continuamente alla ricerca di risultati, molto spesso si perde la bussola dell’orizzonte più vicino. Oggi più che mai dobbiamo chiederci quale sia il valore e soprattutto il significato di ciò che ci circonda, partendo dall’assunto che l’uomo è inventore di strutture sociali.

Ecco, in tal senso, bisogna rifarsi alla nascita della società e se ci guardiamo indietro, alcuni degli autori più importanti della letteratura politica mondiale, ci portano soluzioni e risposte che oggi suonano come un monito. Se da una parte alcune teorie possono sembrare inadeguate e quasi ridicole ai nostri occhi, dall’altra parte pongono però le basi per decifrare il significato di molte strutture. Uno degli autori che è da prendere in considerazione è sicuramente Jean Jacque Rousseau; nella sua famosa opera “le contrat social” egli supera e si contrappone alla visione di Thomas Hobbes del potere assoluto, al giusnaturalismo di Grozio ed al “pactum subiectionis” di John Locke. Rousseau parla di un contratto, ovvero un patto con il quale gli uomini escono dallo stato di natura, dal caos. L’opera è sicuramente il manifesto teorico più importante delle rivoluzioni del XVIII secolo; lo Stato si fonda sulla cosiddetta volontà generale di stringere un patto, ove i cittadini liberi ed eguali realizzano un agglomerato che si basa sulla convivenza tra gli individui. Il concetto generato da Rousseau si sviluppa perciò attraverso l’individualismo dei cittadini ed il contrattualismo, cioè quel patto, definito “Leonino” dallo stesso autore, che permette di superare la legge del più forte. I cittadini in quanto membri del corpo sovrano, sviluppano il corpo sociale, dal quale nasce uno stato democratico, ove la volontà collettiva diviene sovrana. Fatta questa premessa storico – politica sulla teorizzazione della società moderna, è necessario analizzare le difficoltà che si incontrano nello sviluppo temporale del patto. Il potere sovrano ed i cittadini talvolta infrangono gli accordi ed è per questo che nascono strutture interne che riportano l’ordine sociale, o per meglio dire si pongono a garanzia di quegli accordi intrapresi alla nascita del patto.

Il parallelismo è immediato se si pensa per esempio alla figura del sindacato ed alla funzione che questi assolve. Si tratta di una struttura sociale che tutela i diritti di categorie lavorative relativi a quel contrattualismo fondatore di diritti e doveri. Nell’accezione moderna e quindi nel significato normativo del termine, il sindacato è un’associazione di lavoratori che si costituisce per la tutela di interessi professionali collettivi. Nel nostro ordinamento il sindacato è sinonimo di libertà: libertà di adesione, ma soprattutto libertà di costituzione. Tra le funzioni che assolve il sindacato vi è la negoziazione delle condizioni contrattuali; si tratta di negoziazione di contratti collettivi, attraverso la promozione del valore democratico, un processo perciò decisionale e partecipativo. La promozione del valore democratico è insita nella natura stessa della struttura sociale, poiché i sindacati si impegnano a promuovere la democrazia anche all’interno delle proprie strutture organizzative, garantendo la libera espressione attraverso il dialogo decisionale degli appartenenti. Il sindacato, perciò, si pone come un attore sociale a tutela e a difesa della democrazia, un innesto fra potere sovrano e cittadini che permette il funzionamento ed il rispetto del “patto”. Oggi preoccupa, però, la deriva che si è intrapresa, sia essa costitutiva sia essa associativa. La critica che si vuole muovere è a quell’associazionismo sindacale utilitaristico, finalizzato a screditare il prossimo anziché svolgere il proprio ruolo. Molto spesso si perde quella che è la vera funzione del sindacato per raggiungere scopi personali ed “evitare” l’attività lavorativa. Bisogna riscoprire la funzione primordiale di questa struttura sociale, attraverso la promozione di quei valori che sono tipici dell’associazionismo democratico partecipativo, eliminando l’individualismo a fronte di un obiettivo comune che è il rispetto degli accordi contrattuali e la tutela del lavoratore a 360 gradi.

Il rispetto del “patto” è perciò la base della difesa dei diritti ed il sindacato in tal senso costituisce il mezzo attraverso il quale si sviluppa il dialogo democratico.