Editoriale ·
Longa manus
Il crimine all’interno delle nostre città è ormai un fenomeno dilagante, un fenomeno che si conosce dagli albori dello sviluppo urbanistico, ma oggi più che mai, viene alimentato da fattori quali la disoccupazione, la povertà, l’analfabetismo. All’interno delle città è evidente, perciò, il proliferare della devianza, ovvero quel fenomeno sociale che riguarda comportamenti che si discostano dalle norme e da tutto ciò che è insito nella cultura dominante. La devianza si manifesta in diverse forme, ma certamente ha conseguenze sul sentimento di sicurezza sociale (sia in termini di sicurezza reale, sia in termini di sicurezza percepita) e sul benessere della collettività.
La soluzione per affrontare il problema della devianza non è certamente facile da trovare, ma si deve basare su una combinazione di approcci sia di tipo preventivo, sia di tipo repressivo. È certamente di fondamentale importanza tentare di recuperare il tessuto sociale deviato, rafforzando il senso di comunità attraverso iniziative di coinvolgimento civico ed allo stesso tempo realizzare una serie di interventi che promuovano il supporto psicologico, tanto alla vittima quanto all’agente del reato, senza dimenticare i programmi di reinserimento all’interno del tessuto sociale. Le iniziative sono sicuramente importanti, ma concretamente la società ha bisogno di un rafforzamento delle forze dell’ordine, sia in termini di risorse (che molto spesso oggi risultano inadeguate in termini numerici) sia in termini di “rafforzamento identitario” con collaborazione tra forze dell’ordine e comunità di cittadini. Emerge l’esigenza di un impegno congiunto delle istituzioni pubbliche, delle comunità locali e dei cittadini: è solo attraverso questi strumenti che è possibile ridurre il fenomeno criminale favorendo di fatto la costruzione di città inclusive e più sicure. Comprendere il dato statistico non è mai semplice e la valutazione del crimine deve essere realizzata con un approccio empirico che si basa sulla genesi del reato stesso e su tutte quelle circostanze/fattori che hanno portano alla commissione di un reato. In questi termini è necessario, perciò, perseguire la strada di un approccio empirico che rende tangibile la problematica ed allo stesso tempo aiuta a comprendere le dinamiche che si sviluppano all’interno; l’analisi del fenomeno criminale, in questi termini, porta a strategie di contrasto fattive, permettendo il contrasto di diverse fattispecie di reato. Uno degli strumenti a supporto più innovativi è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore della sicurezza e della lotta alla criminalità. L’IA oggi può essere impiegata nella prevenzione e nell’individuazione di atti ed attività criminali. Tutto ciò è possibile grazie alla grande mole di dati raccolta e soprattutto attraverso gli strumenti di videosorveglianza. I sistemi di intelligenza artificiale, con la combinazione di dati ed immagini video, possono identificare pattern e comportamenti sospetti che, analizzati adeguatamente, possono destrutturare un fenomeno indicando la strada da seguire per prevenire e reprimere in tempo utile determinate tipologie di reati. L’analisi di alcuni dati permette di individuare e suddividere alcune aree urbane attraverso le cosiddette aree di rischio. L’intelligenza artificiale costituisce quindi uno strumento potentissimo, ma per risolvere i problemi della società c’è bisogno anche dell’approccio umanistico. Con ciò ci si vuole riferire al fatto che l’intelligenza artificiale può indicare una strada da perseguire, ma di certo non può da sola risolvere il problema del crimine per una diversità di motivazioni: questioni etiche per esempio. L’IA deve essere utilizzata in maniera responsabile, soprattutto se si pensa al potere sconfinato che questo strumento può avere nella quotidianità. Non bisogna però abbandonarsi totalmente a questi strumenti (che di fatti limitano il ragionamento), ma piuttosto bisogna riscoprire il valore della logica e della risoluzione umana che è ricca di resilienza. Gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione hanno una forza inimmaginabile, tocca a noi saperli studiare e sfruttare come “longa manus” del nostro cervello.