Editoriale ·

La rivoluzione copernicana

Copertina dell’editoriale «La rivoluzione copernicana»

Quando si parla di rivoluzione Copernicana, in gergo ci si riferisce a qualcosa che rivoluziona una convinzione che fino a poco tempo prima era insuperabile.

Per secoli gli astronomi basarono le proprie credenze sull’assunto che la Terra fosse al centro dell’Universo, una posizione vantaggiosa in relazione alla convinzione che l’uomo fosse un essere superiore e che vivesse una condizione di privilegio.

Nel 1543, Niccolò Copernico, pubblicò un trattato rivoluzionario per l’epoca: “De revolutionibus orbium caelestium”. Il Sole, alias “lanterna dell’universo”, così come la definì lo stesso Copernico, venne identificato al centro del sistema, la Terra e gli altri pianeti vi orbitavano intorno. La teoria a dire il vero, (in maniera certamente meno accurata) era stata già presentata da Aristarco nel III sec. a.C., ma ciò che salta all’occhio è certamente il coraggio di affermare un pensiero controcorrente che si rivelerà fondamentale nello sviluppo della scienza ma, anche delle società future. Tutto ruota intorno al Sole; da questo saggio astronomico prese spunto finanche Immanuel Kant, che propose una rivoluzione copernicana della conoscenza. Si tratta della conoscenza individuata come sintesi di materia e forma: la mente funge da filtro per i dati empirici (tutto ciò che ci perviene dalla realtà) attraverso quello che lui definisce forme, che sono innate. Tali “forme” hanno una valenza universale e per tale motivo hanno una validità definita necessaria. La “forma” altro non è che una modalità fissa con la quale la mente umana ordina le impressioni del mondo esterno. Kant definisce questo modo di intendere la conoscenza come una rivoluzione copernicana: non è la mente che si modella in relazione alla realtà ma è la realtà che si conforma alle “forme”, attraverso le quali viene percepita. Da ciò discende la famosa distinzione Kantiana tra fenomeno e noumeno: fenomeno inteso quale realtà che appare attraverso le forme a priori; noumeno, l’in sé, rappresenta la realtà indipendente da noi, ovvero il pensabile, puro intelletto.

“Due cose riempiono l’animo di ammirazione e di riverenza sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo se ne occupa: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.”

In questa celebre frase tratta dal libro “la critica della ragion pura”, Immanuel Kant ci offre una visione della vita improntata a dogmi interiori indefettibili. Una rivoluzione! La legge morale come guida della quotidianità. Un percorso di introspezione esterna; i termini sono antitetici ma probabilmente collimano. Se solo la società moderna guardasse al proprio interno, così come volge lo sguardo verso l’esterno, probabilmente molte problematiche avrebbero una risoluzione differente. La rivoluzione copernicana che la nostra società deve perseguire è la riscoperta dell’in sé; bisogna trovare il coraggio di effettuare una valutazione del proprio agire e del proprio modo di essere attraverso la consapevolezza di se stessi. Si tratta di etica della reciprocità: “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.

Rivoluzione Copernicana significa avere il coraggio di cambiare prima se stessi e poi il negativo che ci circonda. Fenomeno e noumeno sono due facce della stessa medaglia.