Editoriale ·
Europa. Il mito di un'utopia.
Quando si parla di Europa, oggi, ci si riferisce in termini geografico – politici al cosiddetto vecchio continente divenuto istituzione. Molto spesso però, bisogna approfondire e ricercare il significato di ogni parola che nel quotidiano viene utilizzata. Il termine Europa ha origini antichissime ed il primo utilizzo risale addirittura all’ottavo secolo a.C..
Ovidio, nelle sue “Metamorfosi”, narra la storia di Europa, una dolce fanciulla, figlia del Re di Tiro, la quale viene sedotta da Zeus sotto le sembianze di un toro bianco. La fanciulla, mentre raccoglie fiori in un prato, viene attratta dall’animale “dal colore quale neve non calpestata da orme di greve passo che nulla di minaccioso ha nell’aspetto, né lo sguardo incute paura; l’espressione foriera di pace”. Europa viene sedotta dal profumo dei fiori che la porta a spingersi fino a Creta, attraversando le acque del Mediterraneo. Dall’unione nasce la stirpe dei fenici che inizia con il celeberrimo Minosse.
La mitologia ci dà uno spunto interessante per analizzare le origini e perciò la nascita di popoli e continenti sotto la veste moderna della globalizzazione. La domanda allora è: Europa come realtà o utopia?
Lo sviluppo del vecchio continente come istituzione internazionale è frutto di una commistione culturale, politica e sociale fondata sul dialogo e sull’integrazione, dialogo di democrazie moderne che si fondono per un fine aulico votato alla pace fra i popoli. Alla luce di quanto oggi la nostra società vive, è innegabile una crisi che ha investito ogni variabile del vivere quotidiano, minando i principi su cui è nata e si è sviluppata l’Europa. Il dinamismo sociale ha certamente portato al confronto fra i popoli e fra gli Inter pares governativi ma, bisogna chiedersi quale rotta stia seguendo oggi la nostra Europa e in quale porto attraccherà.
Il mito di Europa attraversa il Mediterraneo e si fonda sul protagonismo femminile: siamo sicuri di aver raggiunto l’agognata parità del sesso in tutti gli stati membri? Probabilmente il motore legislativo ha mosso i primi passi verso questa direzione ma, il cambiamento culturale è ancora oggi molto distante dal protagonismo mitologico.
Il mito di Europa attraversa il mare per realizzare una fiorente società; oggi le rotte del Mediterraneo sono invece, il luogo preferito da scafisti che fanno compravendita di libertà. L’Europa è pronta ad accogliere? Probabilmente le proprie radici e le proprie strutture non sono ancora in grado di risolvere il problema dell’accoglienza ed a farne le spese non sono solo i migranti ma anche i singoli cittadini d’Europa.
Il mito di Europa si sviluppa sul simbolo del toro come animale autoritario “che nulla di minaccioso ha nell’aspetto, né lo sguardo incute paura; l’espressione foriera di pace”. L’Europa oggi siamo sicuri abbia un aspetto autoritario a livello internazionale alla luce dei diversi conflitti? Le difficoltà a livello internazionale sono alla luce di tutti ed oggi l’Europa si trova stretta nella morsa di una guerra fredda mai finita e di una primavera araba che tocca anche i singoli stati europei.
Le domande sono tante e molte probabilmente mai avranno risposte. L’Europa, così come progettata, nulla deve invidiare alla “Repubblica” di Platone o alla più recente “Città del Sole” di Tommaso Campanella ma rimangono tutte pur sempre delle splendide utopie. È perciò compito di ogni singolo prodigarsi verso il prossimo per realizzare ciò che di ideale è stato progettato: la famosa democrazia partecipativa.
Europa come realtà non come utopia.