Editoriale ·

Educazione, istruzione, formazione. Quale consecutio?

Copertina dell’editoriale «Educazione, istruzione, formazione. Quale consecutio?»

La parola istruzione, per come la intendiamo oggi, ha sviluppato un significato diverso rispetto agli albori della sua concezione. Inizialmente l’attività istruttiva veniva utilizzata per la formazione degli elementi sociali di spicco: amministratori e sacerdoti. Nello specifico qualsivoglia attività intellettuale era residuale ed in mano a pochi. L’obiettivo era la sopravvivenza. Nell’epoca classica, la storia ci insegna che vi erano due scuole di pensiero diverse. Sparta imponeva la costituzione di Licurgo, che era teleologicamente indirizzata a scopi militari. Ad Atene invece, lo sviluppo culturale era veicolo di formazione sia per il tempo di pace che per il tempo di guerra; la formazione dei giovani ateniesi iniziava con la scuola pubblica per poi proseguire con gli studi di un livello certamente superiore, basti pensare all’Accademia socratica od al Peripato (altrimenti detto Liceo) di Aristotele. Negli anni si svilupparono poi le rivoluzioni di Alcuino di York, la scuola palatina di Aquisgrana, la riforma scolastica di Martin Lutero; le scuole laiche, obbligatorie sul modello di Federico II di Prussia e Maria Teresa D’Asburgo sino ad arrivare ai giorni nostri.

Ecco la storia è molto complessa e perciò non bisogna utilizzare il termine a caso perché, molto spesso, istruzione, formazione ed educazione vengono utilizzati con lo stesso significato.

Istruzione è l’attività di proporre e acquisire conoscenze utili alla costruzione del proprio bagaglio personale; per educazione si intende quel meccanismo di sviluppo intellettivo che si traduce in atteggiamenti condivisi da un pensiero socialmente positivo; la formazione racchiude in sé un significato complesso che abbraccia la realtà umana sotto diversi punti di vista. La si può configurare come attività plasmatrice dell’individuo, ma anche come un complesso processo di integrazione in virtù dello sviluppo della persona, se non anche costruzione e abilitazione a profili professionali.

Se dovessimo allora tracciare una linea del tempo quale sarebbe l’esatta consecutio dei termini? educare per formare? formare per poi istruire? istruire per poi formare?

La diversità terminologica induce ad una riflessione che non può prescindere dall’iter temporale; l’individuo ha bisogno di educazione, istruzione e formazione, senza le quali non potrebbe diventare un profilo rilevante all’interno della società.

L’aspetto formativo, pertanto, quale costruzione e abilitazione a profili professionali, rappresenta il “know how” di pubblico e privato impiego. L’elemento personale costituisce il motore dei risultati prefissati; solo un individuo adeguatamente formato può raggiungere specifici obiettivi, solo chi è doverosamente insignito di determinate competenze può soddisfare i bisogni della società moderna. Sotto il profilo professionale, diventa di fondamentale importanza avere lavoratori formati a 360 gradi, sia attraverso competenze tecnico specifiche, ma anche attraverso quell’attività di formazione di base dell’individuo all’interno della società. Oggi la tecnologia fornisce strumenti all’avanguardia in tal senso ma, non bisogna eliminare i vecchi metodi di formazione e apprendimento, non bisogna dimenticare il valore del confronto. Sì confronto “vis a vis”, dialogo ed esperienze tipiche delle sedi democratiche, ove l’idea condivisa costituisce uno strumento di apprendimento per evitare errori futuri. Il dialogo finalizzato alla condivisione di esperienze vissute, porta alla nascita di un bagaglio collettivo di competenze e cioè formazione concreta. Educare, istruire, formare, se uno di questi passaggi viene meno, l’anello si indebolisce ed il risultato non potrà che essere negativo. Le virtù non debbono mai essere dimenticate perché sono alla base di ogni elemento sociale.

“Si può essere istruiti senza essere veramente colti. L’istruzione è un vestito. La parola istruzione significa che una persona si è rivestita di conoscenze. È una vernice, la cui presenza non implica necessariamente il fatto di aver assimilato quelle conoscenze. La parola cultura, di contro, significa che la terra, l’humus profondo dell’uomo, è stata dissodata.” (Antonin Artaud)

Ragion per cui: “L’istruzione finisce nelle classi scolastiche, ma l’educazione finisce solo con la vita”. (Frederick William Robertson).