Editoriale ·
Baby Gang
L’adolescenza costituisce certamente una delle fasi più delicate della vita di un individuo, si tratta probabilmente della fase nella quale si deciderà la prospettiva di vita che si vuole intraprendere. È altrettanto innegabile che l’individuo non può svilupparsi autonomamente ma ha bisogno di interagire con il mondo circostante per crescere. Ecco che le formazioni sociali sono di importanza fondamentale: basti pensare allo sport e alle attività scolastiche.
Oggigiorno in un ambiente sociale connotato da diversi fenomeni emergenti, trova un posto di rilievo il fenomeno delle c.d. “Baby Gang”. Con il termine baby gang si identifica un gruppo di minorenni che si riuniscono per commettere reati o per mettere in atto atteggiamenti fuori dalle righe, comportandosi in modo delinquenziale. La nascita di questi gruppi è stata variamente spiegata da sociologi ed esperti in materia, i quali determinano lo sviluppo del fenomeno in termini di emulazione all’interno di contesti sociali nei quali criminalità, sicurezza pubblica e problemi economici sono il denominatore comune. A dire il vero, tale fenomeno negli ultimi anni si è acceso anche all’interno di contesti sociali ben più sviluppati e progrediti, ove certi atteggiamenti vengono assunti per “noia”. L’io lascia spazio al Noi, la forza del gruppo compatta e determina il benestare dei singoli; ecco che spesso nel gruppo si trova il “coraggio” (sarebbe più opportuno definirlo codardia) di fare ciò che da soli non si riesce a fare. Eccoci di fronte al volto drammatico che assume l’adolescenza investita da questo fenomeno trasversale che si muove all’interno di ogni contesto sociale.
Il 23 Aprile 2019, a Manduria, la comunità venne sconvolta dalla morte di un pensionato sessantenne, a seguito di una serie di aggressioni che si perpetravano da anni da parte di un gruppo di minori che poi postavano i video sulle chat whatsapp. Lesioni personali, percosse, molestie, furto, sequestro di persona e violazione di domicilio. La cassazione, a distanza di anni, ha condannato la baby gang per il reato di tortura nei confronti di una persona affetta da disabilità psichica.
L’evento ci mostra uno spaccato della realtà che va ben oltre l’immaginazione comune: si tratta di sevizie, efferatezza, crudeltà e completa mancanza di empatia. Il fenomeno delle baby gang deve portare ad un’attenta valutazione politico-istituzionale in ragione dell’evoluzione che tale fenomeno sta assumendo. È indubbio che in alcuni contesti sociali, il decoro e la sicurezza urbana costituiscono un elemento determinante nella nascita di fenomeni microcriminali ma è altrettanto vero che nelle realtà meno problematiche il fenomeno va combattuto soprattutto con l’educazione familiare e scolastica.
Numerosi studiosi avevano già previsto il disagio sociale post pandemia: la paura di rimanere isolati dal mondo ha portato ad una distorsione del vivere quotidiano. Non si può negare d’altronde che la società degli adulti è sempre più legata al mondo lavorativo, il che porta ad una mancanza in termini di dialogo con i minori e le loro problematiche. Aldilà di quelle che sono le risoluzioni del fenomeno in termini normativi (si veda ad esempio il Decreto Caivano) l’elemento che più di tutti può portare ad una risoluzione della problematica è un percorso valoriale che deve partire sin dall’età infantile. Educare le nuove generazioni a combattere i soprusi e le vessazioni del più forte, educare alla fiducia nelle istituzioni e soprattutto al rispetto del prossimo. L’adulto deve rappresentare il luogo di rifugio da qualsiasi problema, porto sicuro quando il mare è in tempesta. La gang che accoglie ed identifica deve trasformarsi in una comunità coesa che fa fronte ai problemi altrui. Il tema dell’altruismo è quello che è più antitetico rispetto al sodalizio criminale di tipo minorile. Non bisogna però rimanere inermi di fronte a tutto ciò ma cercare di prevenire la logica del branco. Così come la cultura dell’antimafia è nata e si è sviluppata nelle scuole abbiamo l’obbligo ed il dovere di educare al rispetto, all’altruismo e all’ascolto combattendo i soprusi sin dalla tenera età.