Editoriale ·

Attesa

Copertina dell’editoriale «Attesa»

Nel 1940 venne pubblicato il capolavoro di Dino Buzzati, “il deserto dei Tartari”. La trama narra la storia del giovane tenente Drogo, che in prima nomina viene assegnato al confine settentrionale, presso la Fortezza Bastiani, la quale domina la cosiddetta pianura desolata chiamata “deserto dei Tartari”. Drogo rimane per anni nell’attesa di vedere all’orizzonte il nemico comparire, il giusto modo per mettersi alla prova e rivendicare il proprio ruolo di soldato. Drogo però consuma la propria esistenza nell’attesa, senza mai vedere il nemico se non in alcuni piccoli episodi che fanno nascere in lui una minima speranza di realizzare il proprio sogno. Giunto ormai alla soglia del trentesimo anno di servizio, da vice comandante della fortezza, Drogo si ammala e la malattia lo costringe a letto. Proprio in questo momento succede quello che tanto aveva sperato durante la vita: il nemico arriva. Tuttavia, il comandante della Fortezza fa trasferire Drogo ormai malato. Drogo, nella solitudine più totale in una piccola stanza di una locanda, troverà la morte.

“La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po’ il busto, si assesta con una mano il colletto dell’uniforme, dà ancora uno sguardo fuori dalla finestra, una brevissima occhiata, per l’ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.”

Lo spunto riflessivo che ci lascia l’autore è interessante, profondo: da una parte il coraggio di affrontare la paura della morte con la dignità di un uomo in divisa, dall’altra il tema del disquisire, ovvero l’attesa.

Il deserto per Drogo rappresenta il futuro, l’opportunità, la speranza, mentre la Fortezza è la “comfort zone” moderna. Ed è proprio all’interno di questa zona di comfort che il tempo scorre inesorabilmente, nell’attesa che succeda qualcosa, nell’attesa che il sogno investa il protagonista del romanzo. Quando si rimane fermi ad aspettare, nasce quella che si identifica nell’inutile attesa del domani. Il presente è ciò che viviamo, ciò che affrontiamo, ciò che bisogna sollecitare per raggiungere e perseguire i propri sogni. Ecco allora che bisogna sforzarsi in maniera intraprendente e non lasciare al caso il destino della propria esistenza. Bisogna uscire dalle sabbie mobili che non ci permettono di andare oltre. Agire, non solo come verbo ma come attività quotidiana.

L’attesa sia anche essa piacevole e confortevole deve lasciare spazio alle attività pragmatiche, rincorrere i propri obiettivi, perseguirli e raggiungerli. Ecco che l’attesa di Drogo è effimera, non lascia spazio a concretezza ma ad una continua monotonia.

Il parallelismo è dovuto: la nostra società è alla ricerca dei propri sogni o aspetta che siano i sogni ad investirla?

Attesa: ai posteri l’ardua sentenza.