Editoriale ·
Paradossale
E’ paradossale, ma la rinuncia all’autocelebrazione genera riconoscimento; un’affermazione che racchiude certamente una verità profonda, che va aldilà del controcorrente. In un tempo nel quale il dominio è fatto di visibilità, da performance e continua mostra del proprio ego, rinunciare a mettersi al centro non significa defilarsi, ma scegliere consapevolmente di inserirsi nelle dinamiche sociali. L’umiltà è il motore dell’inclusione, un concetto che astrattamente ridefinisce le regole dell’essere umano; nel quotidiano essa costituisce il rifiuto dell’autoreferenzialità spostando l’attenzione dall’io al noi.
È paradossale, ma concentrare le proprie energie per praticare le relazioni, è un investimento molto più soggettivo di quanto si pensi. Sì perché le azioni silenziose non fanno clamore e sono volte al miglioramento della società tutta, compreso chi le esegue. Un gesto silenzioso, umile, non chiede riconoscimento, non è autocelebrazione che ha bisogno di applausi, ma finisce per riceverli da chi sa guardare oltre il proprio sterile confine.
E’ paradossale, ma è nell’umiltà che emerge il ruolo del sindacalista. È sindacalista colui il quale non cerca le luci della ribalta, ma vuole il confronto, quello fatto attraverso lo scambio di opinioni costruttive. La forza del sindacalista, quello vero, sta nel non imporre una visione, ma nel generare un’idea fatta di ascolto e presenza. Anche qui, l’idea controcorrente, è quella di essere strumento piuttosto che protagonista, accettando una scelta che il tempo ripagherà con il riconoscimento dei colleghi, tra i colleghi.
E’ paradossale, ma comprendere questa visione è questione di attitudine. È necessario legare il concetto di umiltà a quello di amore, un po’ come fa André Comte-Sponville, filosofo contemporaneo: egli ritiene che colui il quale non è ossessionato da se stesso, può cercare il giusto. Se applicassimo questa visione all’attività del sindacalista, si comprenderebbe a pieno la scelta di perseguire il principio, riconoscendo che le “battaglie” non sono azioni individuali, ma ricerca del giusto condiviso con l’altro, con il collega che si rappresenta.
E’ paradossale, ma il paradosso si compie solo quando la rinuncia all’autocelebrazione costituisce credibilità. Si è credibili quando le proprie azioni generano fiducia, empatia e riconoscenza; è questo il meccanismo che innesca la fiducia del prossimo. Fiducia profonda nella rappresentanza pura, che si sviluppa con l’esperienza condivisa e non attraverso slogan, autocelebrazione di stile e discriminazione seriale verso chi non è esso stesso.
E’ paradossale il paradosso, ma è nella sua stessa natura che se ne coglie il significato: sembra contraddittorio e talvolta illogico, ma in realtà, se osservato più a fondo, contiene una verità profonda.