Editoriale ·
Naturam expellas furca, tamen usque recurret
Esistono tempi in cui ogni conquista sindacale sembra messa in discussione, momenti nei quali si tenta di erigere i diritti ad un lusso riservato a pochi eletti, tempi nei quali la sicurezza costituisce un ostacolo al raggiungimento di obiettivi. Sono tempi nei quali si sente sempre più parlare di sfide nuove, di flessibilità che diventa necessaria per chi ha l’obbligo di raggiungere il risultato. La realtà è che questi tempi nascondono condizioni di lavoro difficili, turni interminabili, tutele ridotte e solitudine lavorativa.
Ma c’è qualcosa che resiste e rimane anche quando il vento soffia in direzione contraria.
Resiste nel sudore dei lavoratori, nel silenzio dell’ingiustizia subita, sopravvivendo nelle chiacchiere tra colleghi; un pasto a mensa, un caffè condiviso nei giorni più intensi di fatica. È nel giardino di questi momenti che si alimenta la passione ed il lavoro sindacale.
Sia ben chiaro, non il sindacato fatto di slogan acchiappa consensi, ma quello fatto di ascolto, professionalità e soprattutto presenza quotidiana. È nelle più spicciole attività che si misura il valore di questa attività: una risposta ad un Whatsapp, una risposta ad una chiamata che inizia con “scusa se ti disturbo”, un turno lavorativo che il delegato finisce più tardi solo per ascoltare il problema del collega. Qui, nel racconto, nella conversazione, si rompe la barriera del silenzio, quella della paura.
Fabbrica, azienda, panificio, cantiere, qualsiasi sia il luogo lavorativo, le dinamiche non cambiano. Il lavoratore che capisce di non essere da solo trasforma la propria paura ed il proprio disagio in richiesta, delucidazione, domanda. Finisce il momento di rassegnazione e si attiva il momento propositivo.
È così che muove il cambiamento; è così che si realizzano le riunioni nei luoghi di lavoro, si ottengono tavoli di confronto e si limita il senso di impotenza dilagante. Ma ciò che più è importante è la rottura della logica: “è sempre stato così”.
E forse c’è bisogno di capire che l’attività sindacale pura è fatta anche di ricostruzione della consapevolezza, che molto spesso si perde nel mare della delusione. Rompere la logica dell’indifferenza di fronte ai problemi è il primo passo verso la conquista e la riconquista del diritto.
È così che il luogo di lavoro diventa l’atrio della serenità, l’accoglienza del prossimo nel sacrificio condiviso, il giardino nel quale costruire il proprio futuro nella sfera familiare. Certezza, sicurezza, ascolto, condivisione.
È proprio quando tutto sembra perduto, quando i diritti sembrano svanire, che qualcuno fa il primo passo, qualcuno ricorda che c’è speranza nel pretendere i propri diritti.
È questa la natura del sindacalista, quella vera del sindacato.
“Naturam expellas furca, tamen usque recurret”: puoi cacciare la natura con la forca, ma tornerà sempre.