Editoriale ·

Metamorfosi

Copertina dell’editoriale «Metamorfosi»

“Gli appartenenti alla Polizia di Stato hanno diritto di associarsi in sindacati. Essi non possono iscriversi a sindacati diversi da quelli del personale di polizia né assumere la rappresentanza di altri lavoratori. Gli appartenenti alla Polizia di Stato, fuori dell’orario di servizio, possono tenere riunioni anche in divisa: a) in locali di pertinenza dell’amministrazione, messi a disposizione dalla stessa, che fissa le modalità d’uso; b) in luoghi aperti al pubblico. Possono tenersi riunioni durante l’orario di servizio nei limiti di dieci ore annue. I dirigenti della Polizia di Stato hanno facoltà di fissare speciali modalità di tempo e di luogo per il loro svolgimento.” (Art. 82 L. 121/1981)

La legge 121/81 rappresenta una svolta epocale nella storia e nel panorama del mondo sindacale, nasce la Polizia di Stato come forza di polizia ad ordinamento civile, viene reciso perciò il legame della struttura/gerarchia militarizzata (se non per ciò che riguarda l’organizzazione). Smilitarizzazione, è il termine corretto; un termine dalla portata inimmaginabile se si pensa ai cambiamenti che si sono ottenuti da questo portato normativo. Nasce quello che è il diritto di associazione sindacale, una innovazione senza precedenti viste le severe limitazioni all’alba della legge in questione. La legge 121/81 ha inoltre concesso la capacità di negoziazione con la pubblica amministrazione ai sindacati; ciò ha permesso la definizione di contratti collettivi di lavoro sulla base di tutele garantite dalla pubblica amministrazione. All’interno della Polizia di Stato si sviluppa la rappresentanza sindacale, che consente un’interlocuzione continua con l’amministrazione sia in termini di tutela del dipendente, ma soprattutto un canale qualificato di risoluzione a 360 gradi. Le innovazioni danno vita ad un ruolo determinante dei sindacati di polizia, che rivestono perciò il faro ed il punto di riferimento di ogni operatore. Oggi a distanza di 43 anni, l’attualità della legge è fondamentale per lo sviluppo della tutela sindacale e questo non solo in termini di strutture, ma soprattutto in relazione alle nuove sfide che il mondo circostante propone. Digitalizzazione, nuove forme di lavoro agile, benessere psicologico e sicurezza, rappresentano sicuramente le sfide più importanti nel panorama presente e futuro del mondo sindacale.

Il futuro del mondo sindacale è legato inevitabilmente alla resilienza in relazione ai cambiamenti continui e repentini, la nascita e lo sviluppo di diritti che si evolvono attraverso i mutamenti sociali. In questo contesto, il mondo sindacale deve sviluppare nuovi modelli di rappresentanza, attraverso un processo di digitalizzazione che permetta vicinanza ai propri iscritti in qualunque momento della giornata; idee innovative che devono passare attraverso un ricambio generazionale, non solo attraverso un avvicendamento anagrafico. Ciò non vuol dire che bisogna perdere i valori e i principi che hanno guidato fino ad ora l’azione sindacale; tutt’altro! Bisogna tenere bene a mente da dove si è partiti e cosa si è costruito e su queste basi innestare un’azione sindacale intraprendente e determinata.

È fondamentale investire sui giovani e trasmettere loro l’importanza del sindacato nel panorama della tutela lavorativa, creando confronto e promuovendo la cultura del dialogo. Partecipazione, insomma, è anche questa la metamorfosi sperata dalla Legge 121/81.