Editoriale ·

Incertezza

Copertina dell’editoriale «Incertezza»

L’incertezza rappresenta una condizione sociale che si crea quando mancano le informazioni utili a prevedere lo sviluppo del futuro, l’assenza di sicurezza per compiere scelte. Se ci si guarda indietro, l’incertezza ha sempre contraddistinto la dimensione umana, ma oggi più che mai questa dimensione si è ampliata, divenendo parte della quotidianità sociale. Di fatto, l’incertezza si è collocata in maniera strutturale all’interno di ogni dimensione, sia essa economica, politica, lavorativa o, più in generale, sociale.

Sono in molti a ritenere il nostro tempo come “liquido”, ovvero un tempo nel quale domina una sensazione diffusa di caducità. La preoccupazione più cogente è quella di un’analisi realistica del fenomeno incertezza, perché, se questa ha per lo più costituito una fase transitoria nel corso della storia umana, oggi siamo di fronte a una componente rigidamente intesa come struttura della società.

La dimostrazione della tesi appena esposta è rinvenibile all’interno di diverse fonti, ma non c’è bisogno di scandagliare il sommerso: basti pensare alle dinamiche politiche globali, che sono sempre più spesso imprevedibili, generando instabilità diffusa. La guerra in Ucraina, lo sviluppo della crisi mediorientale e del continente africano generano continuamente sbalzi di umore sociale, che si tramutano in conseguenze di tipo economico. Questo è il motivo principale per cui si innestano fenomeni migratori, povertà diffusa, inflazione incessante. I mass media veicolano sempre più un’informazione preoccupante, che genera appunto incertezza. Le guerre non sono solo quelle che si combattono in trincea: oggi sono per lo più strategie di tensione che mirano a distruggere l’economia altrui, con ripercussioni su scala globale.

In questo clima, il tema della transizione ecologica e soprattutto digitale, seppur necessario per rimediare agli errori del passato, genera ulteriore incertezza. Quale sarà il futuro del nostro pianeta? L’intelligenza artificiale sta cambiando enormemente il modello lavorativo. Quali saranno i lavori del futuro?

Ebbene, il lavoro — che rappresenta probabilmente l’ambito più incerto del mondo sociale — è spesso teatro di scontro tra vecchie e nuove generazioni. Queste ultime si trovano ad affrontare un’instabilità senza precedenti: contratti a termine, collaborazioni, incertezza. Parliamo di una generazione di “giovani sospesi”, così come definiti da Chiara Saraceno. Tutto ciò si riflette sulla possibilità di acquistare una casa, creare una famiglia, costruire l’essenza stessa della vita: un vero e proprio problema sociale. Tutto ciò perché lo scenario è incerto.

Il sistema neoliberista che la nostra epoca ha fortemente voluto, ha di fatto progressivamente eliminato le cosiddette tutele collettive, in favore di una flessibilità “necessaria”.

Nello scenario preoccupante e, appunto, incerto, il sindacato assume un ruolo fondamentale nel cammino di scelta: costituisce l’orientamento necessario in una società caotica e sempre meno valoriale. Si tratta evidentemente di uno strumento concreto di giustizia sociale che, attraverso la contrattazione collettiva, cerca di analizzare gli scenari trovando le soluzioni più adeguate per chi rappresenta. Formazione continua, supporto e presenza costituiscono gli ingredienti necessari per combattere l’insicurezza che regna sovrana nell’incertezza del mondo lavorativo.

L’incertezza non deve essere rassegnazione, ma piuttosto sprone per cercare soluzioni ed emergere quando tutto sembra perso. Il senso di vuoto che attanaglia la nostra società deve essere combattuto dal coraggio giovanile, sprezzante del pericolo del domani. Il sindacato, che fa da chioccia, si pone perciò come quell’emblema e quel baluardo di prospettiva futura che scaccia l’incertezza e genera “futuribilità”.