Editoriale ·
Curve
Le curve calcistiche nascono tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ’70 come punto di ritrovo dei tifosi più attivi e partecipativi; uno spazio sociale nel quale identificarsi attraverso stemmi e bandiere. È in questo contesto che nascono i primi gruppi ultras, mossi da sentimenti di appartenenza ed identità non solo sportiva. Le curve iniziarono perciò a riempirsi di giovani desiderosi di esprimersi in comunità.
Il calcio, cuore dello sport più amato in tutto il mondo, oggi è teatro di una rappresentazione triste, scoraggiante, a tratti deludente. Non ci si vuole riferire però all’aspetto agonistico, quanto più a tutto ciò che ruota intorno a quest’ultimo. Le curve, simbolo di appartenenza, sembrano essere diventate il terreno per una fertile proliferazione del fenomeno delinquenziale; e non basta l’attività criminale di basso profilo, anzi il livello è talmente alto che a farle da padrona, oggi, ci sono strutture criminali organizzate. Le recenti attività giudiziarie hanno portato alla luce un sistema basato sui crismi dell’intimidazione e della forza di assoggettamento, caratteri tra l’altro tipici del novellato art. 416 bis del Codice penale. Il calcio è sempre stato motivo di passione ed identità, ma anche inevitabilmente centro di interessi economici spropositati. Sembra che in questo terreno le organizzazioni criminali si siano insediate per controllare e gestire i flussi economici. È del tutto evidente che, l’laddove confermate da sentenza definitiva, le ipotesi di reato attualmente avanzate indurrebbero a pensare che siamo traslati da un momento di aggregazione popolare ad un covo di delinquenti. Le logiche sottese a questi meccanismi non debbono però fare di tutta l’erba un fascio. Vi sono realtà nelle quali il sentimento dei singoli fruitori degli stadi è ancora al livello più puro, autentico, ancestrale.
La difficoltà di queste dinamiche si riflette nella gestione degli eventi sportivi. Gli operatori della sicurezza sono continuamente posti ad una enorme pressione del risultato in uno scenario di violenza crescente. Oggi il compito è più complesso che mai perché non ci si può limitare al contenimento della aggressività, ma bisogna contrastare l’invisibile momento della infiltrazione. È del tutto evidente che, a prescindere dai fatti emersi dalla cronaca giudiziaria degli ultimi giorni, c’è bisogno di un’azione politica concreta e soprattutto consapevole della necessità di agire sulla formazione dei cittadini; cultura del senso civico derivante non da ordini del gerarca di turno ma da un percorso formativo capace di valorizzare il bello e il collettivo. Bisogna porre al centro della vita la persona come appartenete della società e non come macchina produttiva o di consumo.
C’è bisogno di un rinnovamento continuo in relazione alle tecniche di contrasto che non bastano da sole a sconfiggere un complesso sistema. È opportuno invece eliminare il germe dell’omertà, che è tipica di una società individualista. Quando ci si gira dall’altro lato non si fa altro che accrescere il potere di chi vuole sopraffare.
È necessario, quindi, un rinnovamento culturale nella gestione del fenomeno curve ed il recupero dell’essenza calcistica. L’obiettivo è quello di restituire gli stadi ai tifosi autentici, creando un clima di rispetto ed inclusione sul modello del terzo tempo rugbistico. Per vincere questo male è fondamentale la collaborazione tra società calcistiche, istituzioni e tifosi affinché ogni famiglia si possa ritenere libera di vedere uno spettacolo, senza il timore di subire violenza o intimidazioni. L’infiltrazione criminale nelle curve è perciò una minaccia non solo per la sicurezza pubblica ma anche e soprattutto per lo sviluppo delle nuove generazioni.
È imperativo preservare l’essenza della passione calcistica, educare i giovani al rispetto del prossimo allontanandoli dalla violenza. Bisogna coltivare l’amore per uno sport che unisce, un tifo che esalti la bellezza dell’appartenenza lontana dall’ombra mafiosa.
Solo così si custodisce la purezza dello sport che è espressione di autenticità valoriale.