Editoriale ·

Consapevolezza

Copertina dell’editoriale «Consapevolezza»

“Sono colto da un dubbio: che io forse abbia tanto amato la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente.”

Italo Svevo (pseudonimo di Aron Hector Schmitz), uno dei massimi esponenti dell’espressione drammaturgica italiana, nel 1923 pubblica un’opera che in principio non riscosse molto successo ma, che sconvolgerà la letteratura psicoanalitica e soprattutto scosse il modo di pensare l’uomo rispetto ai propri limiti. Il successo dell’opera arrivò solo grazie all’intercessione di James Joyce che inviò l’opera in Francia e soprattutto grazie ad Eugenio Montale che in Italia pubblicò un saggio dal titolo “Omaggio a Svevo”.

Protagonista della storia è Zeno Cosini, un commerciante di Trieste completamente dipendente dal fumo. Su spinta del proprio psicoanalista, il protagonista scrive un’autobiografia sulla propria esistenza finalizzata a guarire dal “vizio” . In questa autobiografia Zeno racconta alcuni episodi simbolici della propria vita, tutti però accomunati da un atteggiamento che è tipico dell’inettitudine, ovvero la patologia che logorerà il protagonista. La storia si articola attraverso una prefazione scritta dal Dottor S., psicanalista Freudiano, un preambolo nel quale emerge la patologia di Zeno ed un terzo capitolo nel quale viene trattato il vizio. Gli altri capitoli invece tratteranno alcuni eventi che hanno determinato la vita del protagonista: la morte del padre, la storia del suo matrimonio, la moglie e l’amante, la storia di un’associazione commerciale. Infine l’opera si chiude con una psico-analisi nella quale emerge la rinuncia alla terapia. L’inetto Sveviano è un uomo che è costantemente indeciso, incapace di prendere decisioni. Il tratto caratteristico di Zeno è l’infelicità rispetto a quella che è la propria classe sociale: la borghesia. Egli si sente inadeguato, inferiore e tuttavia non si discosta dai valori tipici che contraddistinguono la borghesia del tempo. Un continuo tormento insomma.

La coscienza di Zeno è un’opera profondamente moderna che ci lascia un messaggio molto forte: l’uomo è fortemente a disagio quando deve mettere in discussione sé stesso e sé stesso con gli altri. Che cos’è quindi la coscienza? Letteralmente il dizionario Treccani ci dice che la coscienza è “consapevolezza che il soggetto ha di sé stesso e del mondo esterno con cui è in rapporto, della propria identità e del complesso delle proprie attività interiori”. In tal senso è opportuno chiederci quale sia il rapporto tra coscienza e benessere. Ancora una volta è lo stesso Zeno a spiegare perfettamente questa particolare connessione attraverso il proprio “vizio”.

“Penso che la sigaretta abbia un gusto più intenso quand’è l’ultima. Anche le altre hanno un loro gusto speciale, ma meno intenso. L’ultima acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su sé stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute.”

Ciò che è veramente importante è prendere coscienza di se stessi e delle proprie azioni. Il benessere passa soprattutto attraverso l’autocoscienza e la consapevolezza di ciò che l’uomo desidera. Il gusto dell’ultima sigaretta è diverso dalle altre perché è colmo di significato; si tratta della rivincita sugli errori commessi. Non è mai troppo tardi per rimediare: la coscienza è consapevolezza.