Editoriale ·
L'attualità del passato
Il titolo di questo editoriale potrebbe sembrare una semplice eco, ma in realtà rappresenta una crepa che non smette di allargarsi. Nella storia dell’uomo il passato sembra non concludersi quasi mai, tutto inevitabilmente ritorna, in modo certamente diverso, ma con gli stessi nodi che sono irrisolti. Le pestilenze del passato si trasformano nel Covid odierno, le guerre mutano forma ma non la sofferenza che procurano, le disuguaglianze tra patrizi e plebei, cortigiani e popolo, non sono poi così lontane dai potenti della terra e i circa 700 milioni di persone che vivono in povertà estrema. È proprio quando si parla dell’attualità che in realtà ci si trova semplicemente di fronte ad una variazione dell’antico.
Pensiamo al web, è bulimia del presente. Un deja-vù? Le notizie rimbalzano velocemente ed anche se oggi non ci sono più i piccioni viaggiatori che trasportano le notizie, il loro contenuto è fondamentale, perché muove ogni agire umano. Chi scrive ha l’obbligo di scavare nel passato, non come esercizio di nostalgia, ma piuttosto come necessità di memoria; senza questa nulla sarebbe uguale perché l’attualità si svuoterebbe diventando superficie. Un po’ come la nostra Terra, come possiamo essere consapevoli di ciò che abitiamo se non conosciamo il suo interno?
E allora tra le eredità che continuano ad attraversare il presente c’è la questione del lavoro. Il movimento sindacale nasce nelle fabbriche annerite ed oggi ha mutato veste. Non esiste più quel tipo di movimento, eppure il sindacato non ha mai smesso di esercitare la sua funzione. I nostri padri costituenti, hanno addirittura voluto inserire un articolo per dargli rilevanza costituzionale. Le lotte nel corso degli anni sono cambiate, il lavoratore non è soltanto l’operaio, il poliziotto non è solo un mero esecutore. La domanda però rimane uguale: come si tutela?
La deriva preoccupante è la piega che la nostra società sta prendendo e con sé il sindacato autoreferenziale. Quanti sono quelli davvero disposti ad aiutare il prossimo? Quanti si iscrivono credendo veramente nelle idee e nelle battaglie portate avanti da una sigla? Oggi viviamo un presente nel quale temi quale la giustizia, l’equità, l’inflazione e le difficoltà quotidiane hanno raggiunto vette valoriali terribilmente difficili da analizzare. Le rivendicazioni sono continue eppure il fulcro che le genera è antico. È qui che il passato ritorna continuamente nell’attualità, non come un peso ma piuttosto come un monito.
Ci siamo mai chiesti il tempo come operi? È una semplice linea retta ininterrotta o forse è una spirale? Spesso si “avanza” (?), ma l’attualità del passato, a volte, sembra quasi una condanna. Superare ciò che è stato non è semplice, non è facile. Spesso si può solo reinterpretare e così tutto ritorna. È questa l’inquietudine che accompagna l’uomo. Le ingiustizie, le paure, i problemi continueranno ad esistere oggi, domani, sempre. L’importanza è quella di conoscere il passato per farne tesoro, non commettendo gli errori di chi in passato non ha saputo cogliere ciò che lo ha preceduto.
Bisogna essere contemporanei, non come aggettivo che si riferisce alla modernità, ma piuttosto come sinonimo dell’avere un rapporto consapevole e critico con il proprio presente.
Essere sindacalisti contemporanei, non è propulsione dell’io, ma significa scegliere cosa trattenere del passato, per capire e comprendere davvero che il tempo non è solo ciò che passa ma ciò che effettivamente resta per noi e per gli altri.