Editoriale ·
Allodole
“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura”
È facile perdersi, soprattutto quando le promesse facili e i proclami trionfalistici vengono confezionati per stupire più che per informare. Una selva dove ogni comunicato vuole raccontare una storia vittoriosa e le indiscrezioni si presentano come conquiste già acquisite. Ci si perde nel regno dello specchietto per le allodole, dove i riflessi sono capaci di attirare gli sguardi, ma incapaci di incidere sulle condizioni di lavoro.
“Ahi quanto a dir qual era è cosa dura”
Oggi conta arrivare prima; conta soprattutto la logica della visibilità, quella di pubblicare un post, un titolo, una fotografia; e poco importa se il contenuto manca, se è incompleto o se addirittura non c’è un minimo di verifica. La pazienza non genera di certo consenso e per questo si preferisce alimentare le aspettative che inducono all’estasi. Un sindacato però non dovrebbe rincorrere gli applausi, ma dovrebbe costruire credibilità, anche a costo di apparire poco simpatico. Gli specchietti per le allodole hanno il vantaggio di brillare subito, i diritti invece, richiedono tempo, competenza, costanza, pazienza.
“Guardai in alto…”
Volgere la testa al cielo non significa fare voli pindarici, ma piuttosto non fermarsi all’apparenza. Significa chiedere a se stessi se c’è qualcosa di diverso rispetto a ciò che ci viene indotto. Perché fermarsi a ciò che ci dicono gli altri? Non siamo per caso tutti dotati di intelletto e capacità di discernimento? Abbiamo il bisogno di leggere, capire, comprendere e fare le nostre deduzioni. Altrimenti si continua ad alimentare la cultura dell’annuncio, la stessa che ha finito per svilire la rappresentanza sindacale. Chi indossa l’uniforme lo sa bene: le apparenze possono ingannare.
“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”.
Seguire la conoscenza significa leggere gli atti, comprendere il significato delle norme, verificarne la provenienza e la logica: un principio irrinunciabile per chi svolge attività sindacale. L’esperienza insegna che i diritti non nascono nelle dichiarazioni e nei proclami, ma si ottengono con lo sforzo della perseveranza, anche quando tutto rema contro, anche quando tutto prende una piega inaspettata. Il sindacato non è il palco di un teatro dove recitare la parte del protagonista, è un luogo di servizio nel quale la misura del successo coincide con il miglioramento della vita dei colleghi.
“E quindi uscimmo a riveder le stelle”.
Chi riesce a superare la selva e a conoscere la trasparenza comprende che le stelle non sono gli slogan, gli sconti o le promesse, ma le tutele rafforzate, le condizioni di lavoro migliorate e la dignità professionale riconosciuta. Tutto il resto può brillare per un istante, ma resta soltanto uno specchietto per le allodole, proprio come nell’antica tecnica di caccia in cui si utilizzava un attrezzo rotante munito di piccoli specchietti che, riflettendo la luce del sole, attirava e ipnotizzava le allodole, inducendole ad avvicinarsi. Chi rappresenta i poliziotti non dovrebbe mai preoccuparsi di riflettere luce per accendere fiammelle, ma dovrebbe avere il coraggio di indicare la strada. Il viaggio di Dante è la metafora migliore per comprendere ciò che oggi stiamo diventando e, soprattutto, ciò che vogliamo diventare.