Editoriale ·

Straniero

Copertina dell’editoriale «Straniero»

Il carattere programmatico della nostra Costituzione rappresenta una fonte inestimabile di principi e di spunti sui quali interrogarci. Uno di questi è sicuramente il tema dell’immigrazione e nello specifico della condizione dello straniero; ma cosa vuol dire straniero? Il termine deriva dal latino “extraneus”, ovvero estraneo, esterno. A dire il vero, nel mondo latino, lo straniero è identificato con diversi sostantivi a partire da “hostis” che nella lingua latina arcaica rappresenta lo straniero senza eccezioni negative, successivamente, nella lingua latina classica, il termine assume un carattere completamente differente: Livio nella celebre “Ab urbe condita” utilizza diverse volte il termine “hostes” per indicare i nemici dei Romani. Da qui il termine ostile nella nostra odierna lingua. Cesare nel “De Bello Gallico” sfrutta il termine “barbarus”, termine che deriva dal greco “barbaros” ovvero balbuziente, per indicare le popolazioni germaniche come popolazioni violente e prive di cultura. Oggi nel senso più lato e futuristico del termine di straniero ci si riferisce ad un soggetto di diritto che appartiene per cittadinanza ad uno stato diverso, il quale gode dei diritti civili appartenenti ai cittadini dello stato di riferimento a condizioni di reciprocità, sempre che questi rispetti le norme dello stato ospitante. L’art. 10 Cost. recita testualmente:

“L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.”

“Extraneus”, “hostis” o “barbarus”? Nulla di tutto ciò, i padri costituenti si soffermano su quello che è il valore dell’uomo in quanto tale, quasi a voler rimarcare gli errori commessi nei decenni antecedenti, decenni nei quali disuguaglianze e discriminazioni avevano portato il mondo a subire orrori indescrivibili. Perciò è la Costituzione stessa ad imporre un riconoscimento giuridico – valoriale nei confronti dello straniero.

Ciò che è certo è che lo straniero oggi rappresenta il soggetto di uno dei temi più difficili nell’ambito della politica nazionale ed internazionale frutto di ideologie diverse e disparate. Il fenomeno migratorio dal continente africano verso l’Europa e le agognate terre speranzose, ha assunto ormai connotati imponenti. L’Italia svolge all’interno del panorama internazionale un ruolo di prim’ordine nell’accoglienza, sia in relazione alla sua posizione geografica, sia in relazione all’obbligatorietà della propria azione dovuta all’adesione UE ed al rispetto dell’art. 10 della Costituzione.

L’accesso nei paesi europei porta ovviamente alcune conseguenze sul piano dell’inclusione e della sicurezza, anche in virtù del fermento geopolitico che caratterizza il mondo arabo negli ultimi decenni. Basti pensare ai numerosi attentati nelle maggiori capitali europee od ai trafficanti di esseri umani che lucrano sulle tragedie umane; un problema di sicurezza nazionale ed europea. Sul piano strettamente giuridico numerosi sono stati gli strumenti introdotti sul piano nazionale ed europeo volti ad arginare un fenomeno che porta con sé una scia di morti in mare che è un’ecatombe. Il mediterraneo oggi costituisce il teatro di un cimitero a cielo aperto: donne, bambini e persone meno fortunate. La società odierna ha il dovere di attuare tutte le misure idonee a salvaguardare la vita di ogni singolo, sia esso cittadino o straniero. La globalizzazione voluta e costruita dal nuovo millennio deve trovare però un equilibrio fondamentale tra salvaguardia della vita umana e sicurezza sociale. Ecco perché è fondamentale un dialogo politico internazionale, ove ogni singolo stato si occupi allo stesso modo della problematica migratoria. Siamo o vogliamo essere cittadini del mondo? Ai posteri l’ardua sentenza.