Editoriale ·
Uniforme
Spesso, nel linguaggio comune, le parole vengono usate in modo intercambiabile. Tuttavia, alcuni termini hanno significati molto diversi, anche quando sembrano sinonimi. Un esempio lampante è rappresentato da “divisa” e “uniforme”.
Il termine “divisa” deriva originariamente dal verbo “dividere”, mentre “uniforme” rimanda al concetto di rendere uguali. Sorge quindi una domanda: chi indossa una divisa non si separa dagli altri, bensì si identifica in un gruppo. L’uniforme, invece, rappresenta nella sua essenza la coesione: chi la indossa non esprime un’individualità, ma qualcosa di molto più grande.
Oggi, il termine “divisa” è sinonimo di appartenenza e trae origine dall’abbigliamento delle squadre medievali, che si distinguevano per i colori (basti pensare alle squadre di calcio, la cui divisa è uguale per tutti, ma con colori differenti). L’uniforme, invece, è caratterizzata dall’assoluta omogeneità: chi la indossa è perfettamente uguale agli altri, motivo per cui è utilizzata per rappresentare lo Stato o un’istituzione.
È fondamentale riflettere sul significato delle parole e, oggi più che mai, soffermarsi su quella di “uniforme”. Un tempo, chi la vestiva era rispettato e considerato simbolo di disciplina, rigore e dedizione. Oggi, purtroppo, l’uniforme è spesso oggetto di disprezzo (sia chiaro, non da parte di tutti). Nella società attuale, essa è bersaglio di scherno e contestazione, ma ciò che appare ancor più preoccupante è l’indifferenza con cui viene percepita. Sembra che si sia dimenticato ciò che rappresenta: sacrificio e servizio.
Abbiamo il dovere di recuperare il valore dell’uniforme, che non può essere ridotta a una semplice divisa. Essa è un giuramento, un simbolo, un segno della presenza delle istituzioni. Disprezzarla, schernirla, ignorarla o rifiutarla significa denigrare lo Stato e i suoi cittadini. Spesso si dimentica che è solo sotto la legge che esiste la libertà (non a caso, il motto della Polizia di Stato è proprio “Sub lege libertas”, ovvero “Sotto la legge, la libertà”). E la libertà è sinonimo di rispetto, lo stesso rispetto che merita l’uniforme. Cicerone affermava: “La salvezza del popolo sia la legge suprema”. Chi, se non chi indossa l’uniforme, si fa garante di questa salvezza?
La riflessione da fare è dunque la seguente: la nostra società esalta spesso l’individualismo e il desiderio di ribellione, ma l’uniforme non è solo un simbolo, è un patto. Un patto stretto con la società intera, che in cambio chiede solo rispetto e un briciolo di gratitudine. Chi indossa l’uniforme non ha bisogno di applausi o riconoscimenti, ma nemmeno di disprezzo. Chiede solo di servire con dignità.