Editoriale ·

Meraviglia

Copertina dell’editoriale «Meraviglia»

Ci sono posti dove le differenze non esistono; la meraviglia rimane forse l’ultimo gesto di umiltà dell’uomo, quel momento nel quale ci si rende conto effettivamente di qualcosa di infinitamente più grande di noi. È come quando ci si trova dinanzi ad un tramonto: accade e basta e nella sua silenziosa maestosità ci ricorda quanto siamo effimeri rispetto a tutto ciò che ci circonda. Eppure la nostra epoca sembra abbia smesso di meravigliarsi.

Ogni tragedia, ogni evento doloroso, ogni notizia, diventa lo spazio per trarne profitto, tutto viene trasformato in un argomento politico per convincere, conquistare o dividere. È la solita legge del più forte, la forza di prevalere sull’altro.

Abbiamo perso il gusto del sapere pendendo dalle labbra altrui, correndo senza sosta, incapaci di fermarci, ascoltare, riflettere. È forse proprio questo il tramonto del nostro tempo, la perdita della nostra essenza. Si parla spesso dell’automazione e di ciò che sarà il nostro futuro, ma ciò che probabilmente non abbiamo compreso è che siamo già delle macchine produttive, strumenti statistici in carne ed ossa.

Quando ci meravigliamo di un temporale, del mare in burrasca, di una tromba d’aria, di un qualsiasi evento atmosferico, solo lì, per qualche istante, ci rendiamo conto di quanto minuscoli siamo, indipendentemente dalle nostre emozioni.

Se persino un tramonto smette di meravigliarci e finiamo per darlo per scontato, come possiamo davvero apprezzare una cena con i nostri genitori, una carezza ai nostri figli o la mano di chi amiamo? Gesti semplici, ma tutt’altro che eterni.

Che cosa ce ne faremo dell’immagine che abbiamo costruito di noi stessi a lavoro, quando non avrà più alcuna importanza? Chi ci ridarà indietro il tempo sottratto ai nostri figli? Quando compariranno i capelli bianchi, i conti si faranno con ciò di cui ci saremo circondati e se la solitudine prenderà il sopravvento, forse significherà che ci siamo occupati dell’effimero, trascurando la meraviglia che ci circondava, senza mai riuscire ad apprezzarne davvero l’essenza.

Che cos’è davvero la meraviglia? Non bisogna fare voli pindarici e ricercare significati oltre ogni ragionevole pensiero, perché la meraviglia in realtà ci circonda e la società intera ha bisogno di fermarsi per apprezzare il tempo che abbiamo.