Editoriale ·

Integrità

Copertina dell’editoriale «Integrità»

Nel mondo lavorativo c’è una bussola che costituisce la guida essenziale per ogni lavoratore; ebbene, si tratta di un valore fondamentale per costruire relazioni corrette, basate sul modello del rispetto. L’integrità, quale principio indefettibile, è alla base di diversi ragionamenti filosofici.

Non si può allora non parlare di chi ci ha preceduti e, soprattutto, di chi per primo ne ha fatto la base del suo pensiero, tramandato nei secoli: Immanuel Kant. Il filosofo sosteneva che “agire moralmente significa trattare l’umanità, sia nella propria persona che in quella di ogni altro, sempre come un fine, mai semplicemente come un mezzo”.

E allora, se applichiamo questo principio al mondo del lavoro, ci rendiamo conto che le persone vengono sempre più spesso utilizzate come strumenti di produzione e non più come esseri umani, ovvero soggetti portatori di diritti e dignità.

L’integrità nei luoghi di lavoro rappresenta quell’elemento che permette di agire in maniera trasparente, senza incappare in compromessi pericolosi per sé stessi e per gli altri. In questo contesto, l’integrità non deve essere confusa con il semplice rispetto della legge, ma deve piuttosto tradursi nel mantenimento di uno standard valoriale, non solo all’interno delle mura domestiche. Oggi ragioniamo sempre e solo per il bene nostro e dei nostri familiari, senza però ricordare che alcuni valori e atteggiamenti più puri e propositivi devono essere adottati anche nella società, per costruirne una più solida, felice e sicura.

Se pensiamo a uno dei mondi più spietati e cinici che esistano, ovvero quello del mercato, dobbiamo considerare anche l’equilibrio della società. A tal riguardo, un’economia basata solo sul profitto non può che portare a ingiustizia e disuguaglianza. Adam Smith, padre dell’economia moderna, nelle sue opere parlava di una “mano invisibile” che guida il mercato, ma sottolineava anche l’importanza della moralità (e quindi dell’integrità) per raggiungere l’equilibrio.

Oggi, l’integrità è messa veramente a dura prova, soprattutto nell’ambito lavorativo, ove numerose sono le pressioni derivanti da fattori esterni e non direttamente dipendenti dalla persona. Pensiamo, per esempio, alla competizione, divenuta ormai feroce in qualsiasi ambito. L’integrità allora costituisce un baluardo per difendere i propri principi, ma rappresenta anche un’arma contro chi persegue esclusivamente i propri interessi, dimenticando che da soli non si va da nessuna parte, mentre in squadra si vince.

Molto spesso, da soli, è difficile difendere la propria integrità: ecco perché il sindacato rappresenta un’ancora alla quale aggrapparsi per tutelare i propri diritti e garantirsi condizioni di lavoro eque. Se consideriamo il pensiero di John Stuart Mill, tra i massimi filosofi liberali, il sindacato rappresenta un mezzo per promuovere un ambiente basato sulla lealtà e sul rispetto. Mill riteneva fondamentali la giustizia sociale e la tutela dei diritti individuali per la creazione di una società equa.

L’integrità morale, oggi, rischia di essere soffocata da dinamiche “aziendali” che privilegiano il profitto a discapito del valore umano, sempre più minacciato dall’automazione e dall’intelligenza artificiale.

Einstein diceva: “Ciò che è giusto non sempre è popolare e ciò che è popolare non sempre è giusto”. L’integrità non rappresenta la strada più facile, ma è quella che porta verso ciò che è più corretto.