Editoriale ·

Costanza

Copertina dell’editoriale «Costanza»

Dietro ad ogni parola pronunciata c’è una spiegazione che va aldilà della nostra immaginazione. Molto spesso noi utilizziamo il linguaggio solo per convenzione sociale, senza sapere che chi ci ha preceduto ha dato un valore al termine inventato. La parola costanza deriva dal latino constantia, a sua volta legata all’aggettivo costans, che significa propriamente “fermo, saldo”. Il significato del termine, oggi ha avuto un’evoluzione che ci porta ad identificarlo come quella capacità di mantenere nel tempo una certa condotta, sia esso un impegno o un ideale, resistendo agli ostacoli che si presentano nel percorso. In una visione molto positiva, potremmo definire la costanza come fedeltà a ciò che si ritiene prima di tutto giusto e poi necessario.

Nell’antichità la costanza veniva identificata come una virtù cardinale; Aristotele la associava ai concetti di fermezza e perseveranza, ovvero quelle virtù che erano in grado di realizzare il bene; Seneca, altresì, riteneva la costanza quale imperturbabilità di fronte alle avversità. Poi c’è quel famoso detto latino: “gutta cavat lapidem”, “la goccia che scava la roccia”: un’immagine metaforica che vale più di mille parole, per continuità, instancabilità.

Proprio come quella goccia, la costanza è un valore da perseguire come sinonimo di disciplina, perseveranza, imperturbabilità. La costanza è quella virtù che ci permette di raggiungere obiettivi che nel presente sembrano impensabili, inarrivabili, impossibili. È una qualità che presuppone coraggio e pazienza quando tutto intorno non va per il verso giusto. Quando gli alberi non portano frutti, il contadino non rinuncia alle radici di quest’ultimi, ma con costanza lo cura per farlo rifiorire. Bisogna guardare oltre.

La costanza è un valore ed una virtù sociale, un pilastro delle organizzazioni che provano a migliorare il mondo circostante. Il sindacato è uno di questi attori; la missione che deve compiere non è fatta di singoli gesti eclatanti, ma di attività quotidiana, perseverante, a tratti antipatica, ma necessaria. Lavoro silenzioso, lontano dalle luci della ribalta, ove i meriti sono della squadra e non del singolo. Discussioni, negoziazione, ascolto, risoluzione, tutta attività propedeutica al risultato: il benessere dei colleghi e della collettività.

La costanza sindacale non si lascia scoraggiare dal circostante, anzi è proprio tutto ciò che rema contro che permette di non perdere la bussola e di continuare sulla strada della giustizia sociale. Proprio come quella goccia che scava la roccia i risultati arrivano con azione incessante, con una visione votata sul lungo termine per il bene comune. D’altronde “Roma non è stata costruita in un giorno”. La costanza sindacale altro non è che l’impegno di chi non potrà sempre piacere a tutti, ma sa di fare ciò che è giusto anziché ciò che è comodo.

Oggi la costanza appare quasi rivoluzionaria, ricordandoci che i cambiamenti nascono da piccoli gesti quotidiani.